Annata nera per l’olio ma non diamola vinta alla mosca killer

Niente olive, frantoi in ginocchio. E’ il risultato dell’insolito clima tropicale che ha caratterizzato la scorsa estate. Aria umida e piogge inusuali per il periodo, hanno fatto sì che l’annata olivicola si rivelasse un disastro inaspettato per molte imprese agricole. Stagione fallimentare anche per la provincia di Benevento dove, in molti casi, si sono registrati raccolti inferiori del 70% rispetto al 2013.

Come è noto, la causa principale è da imputare alla “bactrocera oleae”, la mosca killer che attacca la drupa e porta all’aborto prematuro delle olive. L’insetto ha potuto proliferare a dismisura grazie soprattutto al mutamento del microclima locale. Una situazione che ha determinato risultati molto negativi per gli olivicoltori impoveriti della loro materia prima. Di qui la decisione di alcuni Comuni, soprattutto toscani, di non tenere il tradizionale appuntamento delle Feste dell’Olio.

Scelta diversa nel Sannio dove, ad esempio a Cerreto Sannita, l’Amministrazione comunale ha deciso di mantenere in vita la manifestazione “Le domeniche dell’olio” sia per mostrare solidarietà agli operatori del settore ma anche per dare informazioni corrette ai consumatori in quanto la diminuzione di olio locale ha avuto quale diretta conseguenza la crescita dei prezzi sul mercato. In alcuni casi, purtroppo, si sono registrati aumenti fino al 50% con costi dell’olio anche di dieci euro al litro.

Questo è stato anche il senso del convegno didattico a cui ho partecipato sabato scorso nella sala del Palazzo del Genio. Allo stesso tavolo si sono ritrovati alcune best practices del territorio sannita che hanno parlato delle loro esperienze in merito alla produzione di olio extravergine ed al suo utilizzo in cucina.

Ovviamente quando in provincia di Benevento parliamo di olio non possiamo prescindere dagli Oleifici Mataluni che sono una grande realtà aziendale del Meridione e dell’Italia. Non tutti sanno però che a Montesarchio è stato impiantato un centro di ricerca, coordinato dal dott. Salvatore Falco, nel quale il prodotto viene costantemente esaminato attraverso la verifica degli indici di qualità e di igienicità. Il rispetto di tali parametri dipende innanzitutto dalla trasformazione e dalle modalità di conservazione dell’olio che è sottoposto all’analisi sensoriale strumentale nella quale emergono i difetti e i pregi.

Di valorizzare il prodotto si occupa da anni l’associazione Slow Food Campania che ha messo su un percorso di educazione sensoriale ed un corso di degustazione al fine di rendere maggiormente consapevoli i consumatori attraverso la trasmissione di conoscenze idonee. La dott.ssa Giovanna De Lucia ha sottolineato che Slow Food nel 2011 ha lanciato un manifesto in difesa dell’olivicultura e sta insistendo molto anche sul canale della ristorazione dove spesso c’è grande confusione sull’utilizzo dell’olio.

In prima linea c’è anche l’Università degli Studi del Sannio che è attore protagonista per il consumo consapevole dell’olio. Il prof. Ettore Varricchio ha riconosciuto i passi in avanti compiuti dalla ricerca attraverso varie pubblicazioni ma ha poi insistito sulla necessità di mettere allo stesso tavolo tutti gli attori del territorio: amministrazioni, mondo della ricerca, grande industria e piccoli produttori. Ognuno deve dare il proprio contributo per giungere a delle linee guida che valgano per tutti e mettano insieme il territorio, uscendo fuori dalla contrapposizione tra piccoli e grandi produttori.

Una strategia comune, d’altronde, aiuterebbe anche a veicolare meglio le caratteristiche organolettiche dell’olio. Il dott. Gianluca Santamaria, nutrizionista dell’Università di Reggio Calabria, ha spiegato che l’olio è fondamentale per una corretta alimentazione e quindi ha suggerito di sposare la dieta mediterranea. L’olio possiede una percentuale di acidi grassi che consentono un corretto stile di vita e aiuta a prevenire tumori, ad aumentare il colesterolo buono e ad evitare problemi come l’invecchiamento precoce della pelle.

Una campagna olivicola disastrosa come quella di quest’anno si perde nella memoria dei tempi. Inutile però listarsi a lutto. Molto meglio ragionare insieme sul futuro del settore a garanzia dei consumatori ma soprattutto dei produttori e di trasformatori che rappresentano uno dei perni principali dell’economia locale. Un prodotto di qualità, una corretta educazione alimentare ed una buona comunicazione ai consumatori possono davvero rilanciare il settore senza dover necessariamente prendere lezioni dalla Toscana dove proprio recentemente sono stati sequestrati 8 milioni di litri di olio contraffatto, pari all’1% del prodotto commercializzato. Reggello non sempre docet.

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