Enzo Moscato: Benevento lo ha dimenticato, Napoli lo candida al Nobel

Ricordate Enzo Moscato? Sarebbe interessante chiederlo ai beneventani. Il famoso drammaturgo napoletano è stato direttore artistico del festival Benevento Città Spettacolo per tre edizioni, precisamente dal 2007 al 2009. Fu chiamato dall’Amministrazione Comunale del sindaco Fausto Pepe e dell’assessore alla cultura Raffaele Del Vecchio, da poco insediatisi a Palazzo Mosti. Moscato sostituì il salernitano Ruggero Cappuccio che giunse a Benevento dopo i fasti delle edizioni curate da Maurizio Costanzo, negli anni d’oro del centrodestra locale.

A Benevento Enzo Moscato non è stato mai amato. Non si contano sulla stampa locale le critiche e le polemiche che hanno sollevato le edizioni di Città Spettacolo da lui dirette. La principale accusa era quella di essere troppo “napoletanocentrico” e quindi di aver portato a Benevento troppi spettacoli ed attori partenopei, facendo dello storico Festival concepito da Ugo Gregoretti una succursale del migliore teatro napoletano. Eppure prima di diventarne il direttore artistico, Moscato era stato a Benevento nel 2006 per essere insignito del Premio Viviani proprio nel corso di Città Spettacolo. La scintilla, però, non è mai scattata. Soddisfatta l’Amministrazione che gli affidò il progetto, vista la conferma triennale, ma i beneventani (soprattutto giornalisti ed operatori del settore) non lo hanno mai fino in fondo apprezzato almeno come direttore artistico. Nulla si può dire, invece, sulla sua carriera di artista eclettico di prim’ordine. Ricordiamo che Moscato è attore, autore, regista e raffinato musicista. Le sue opere sono giunte in tutto il mondo.

Fortunatamente le cose vanno diversamente a Napoli dove, è notizia di questi giorni, sarà predisposto un Comitato per presentare la candidatura di Enzo Moscato al Nobel per la Letteratura. L’idea è stata lanciata dall’assessore alla cultura del Comune partenopeo, Nino Daniele, che ne ha parlato al Teatro Nuovo, in occasione della presentazione dell’antologia di racconti, “Tempo che fu di Scioscia”, che il drammaturgo ha appena pubblicato per Pironti.

Dopo le bocciature delle candidature di Roberto Bracco e di Eduardo, Napoli intende riprovarci con maggiori speranze tenuto conto che l’ultimo riconoscimento assegnato all’Italia è andato, nel 1997, proprio ad un uomo di teatro, Dario Fo. La candidatura di Moscato ci sta tutta e premia la sua carriera quarantennale tesa ad un nuovo teatro di poesia di marca elettivamente napoletana.

L’ultima produzione narrativa di Moscato è composta di 11 racconti che hanno come sfondo le Quattro Giornate di Napoli. Sono raccontati personaggi verosimili che scrivono la storia attraverso le loro vite. Ne viene fuori un’umanità devastata dalla sua stessa insensatezza. Oggi, per Moscato, Napoli invece non riesce né a vivere né a morire, restando “permanentemente fuori dalla storia” e riesce ad entrarci solo con un suo “crudele e incomprensibile carattere d’immobilità”.

Proprio questa città immobile oggi lo candida giustamente al Premio Nobel. Una iniziativa che dovrebbe indurre anche noi beneventani a riscoprire Moscato, grande artista che, seppur con un carattere schivo, ha riservato energie importanti alla nostra città e al nostro Festival teatrale. Avere la memoria corta non è un esercizio meritevole di considerazione soprattutto nel momento in cui siamo tutti chiamati a guardare al passato per rintracciare strade possibili per costruire un futuro sempre più incerto anche per la scarsità di fondi che vengono riservati alla cultura. Moscato è parte della storia di Benevento e di Città Spettacolo, non dimentichiamolo e auguriamogli che il Premio dell’Accademia svedese possa arrivare davvero. Se così sarà un pezzetto di quel traguardo potrà essere attribuito anche alla nostra città.

About Pellegrino Giornale

Lascia un commento