Il Sud torna nell’agenda politica ma una rondine non fa primavera

Sono mesi che i principali osservatori denunciano che il Sud è il parente povero delle politiche del Governo Renzi. Non una novità, a dire il vero, considerando l’atteggiamento degli ultimi esecutivi nazionali soprattutto nell’era berlusconiana quando era quasi impossibile parlare di Mezzogiorno per via dell’alleanza con la Lega Nord che professava la secessione. Qualcosa era cambiato con i Governi Monti e Letta che avevano istituito il Ministero per la Coesione Territoriale, guidato prima da Fabrizio Barca e poi da Carlo Trigilia, con l’obiettivo di coordinare interventi rivolti alle aree deboli del Paese con particolare riferimento all’utilizzo dei fondi europei. Tale discorso è stato azzerato dall’attuale premier all’atto del suo insediamento, privilegiando l’accentramento presso la Presidenza del Consiglio con il sottosegretario Delrio. Un’iniziativa che, però, sin qui non ha prodotto risultati significativi visto che autorevoli commentatori hanno lanciato l’idea di un partito del Sud per far valere le ragioni di questa parte dell’Italia.

Nelle ultime ore, però, sembra che qualcosa sia cambiato. Governo e Parlamento, infatti, si sono accorti dell’esistenza di una questione meridionale. Parlare di cambio di rotta forse è ancora presto ma bisogna registrare che l’altro ieri alla Camera dei Deputati finalmente c’è stato un dibattito rivolto ad ottenere maggiore impegno della politica per il Sud. In particolare, sono state approvate 9 mozioni bipartisan (con l’eccezione scontata della Lega Nord) che avevano come primi firmatari Arturo Scotto di Sel, Pino Pisicchio del Gruppo Misto, Stefania Covello del Pd, Rocco Palese e Paolo Russo di Forza Italia, Marco Baldassarre dei 5 Stelle, Nunzia De Girolamo dell’Ndc, Marcello Taglialatela di Fratelli d’Italia, Giuseppe De Mita dell’Udc e Antimo Cesaro di Scelta Civica. Era da tempo che non si notava un’attenzione così completa da parte del mondo politico e questa sicuramente è una notizia che va salutata molto positivamente.

Cosa chiedono le mozioni approvate? Il Governo si impegna a velocizzare l’iter per rendere pienamente operativa l’Agenzia per la coesione territoriale con adeguata dotazione di personale; a proporre al Cipe entro 30 giorni l’adozione di un’apposita delibera per la formalizzazione delle questioni legate al cofinanziamento, assicurando che tutte le risorse nazionali rimangano a disposizione delle Regioni a cui erano originariamente destinate; a procedere rapidamente a un censimento delle risorse ancora disponibili e non ancora utilizzate nell’ambito degli strumenti della programmazione negoziata, finalizzato alla predisposizione di un piano di rilancio industriale. Il Governo è inoltre impegnato a rafforzare i progetti di sicurezza e legalità; a creare un apposito osservatorio sulle infrastrutture del Mezzogiorno con l’obiettivo di velocizzare gli investimenti in atto e individuare le priorità per la connessione del Sud ai principali corridoi di comunicazione europei; a potenziare i progetti di contrasto alla povertà; a concentrare la dovuta attenzione alla messa in sicurezza del territorio ed, infine, a valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico del Sud.

Un’agenda molto fitta di impegni, forse anche troppi, che però il Governo sembra voler far propria. Nel corso del dibattito parlamentare il sottosegretario Delrio ha detto addirittura che la questione meridionale è la principale questione nazionale. Oggi, in un’intervista al Sole 24 Ore, il principale collaboratore di Renzi a Palazzo Chigi, ha aggiunto che il Governo crede nella riunificazione del potenziale del Sud Italia e nella sua “riunificazione” al Nord. Le buone intenzioni ci sono tutte, occorre sicuramente verificarle sul campo.

La cronaca dice che da mesi è un susseguirsi di spostamenti di risorse verso altri progetti, fino al clamoroso 98,8% in favore del Nord per le ferrovie. Tra Sblocca Italia e Legge di Stabilità, al Sud sono arrivati appena 60 milioni su 4.859 per migliorare la rete ferroviaria. Bene ha fatto dunque il Parlamento a richiamare il Governo che anche questa volta nella sua composizione è a trazione fortemente nordista.

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