Legge di Stabilità, le Regioni lancino la sfida a Renzi abolendo i Corecom

L’inserto economia del Corriere del Mezzogiorno, uscito ieri, ci informa che nel 2013 i Corecom hanno gestito 71.692 istanze di conciliazione, in costante aumento e con oltre il 76% di esiti positivi e un valore economico annualmente restituito ai cittadini o alle imprese di oltre 25 milioni di euro. Le cifre sono state fornite dal Coordinamento nazionale dei comitati per le comunicazioni delle Regioni e delle Province autonome, presieduto da Sandro Vannini.

L’articolo spiega che le competenze dei Corecom sono molteplici e vengono svolte per conto di più soggetti istituzionali: le Giunte e i Consigli Regionali, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ed il Dipartimento Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico.

Oltre le controversie tra i gestori del servizio di telecomunicazioni e gli utenti privati, aggiungiamo noi, i Corecom predispongono le graduatorie delle emittenti televisive locali beneficiarie dei contributi statali, garantiscono il rispetto della par condicio, verificano l’osservanza delle norme in materia di tutela dei minori nel settore radiotelevisivo locale e regolano l’accesso radiotelevisivo.

Perché in queste ore si parla così tanto di loro? E’ successo che in questi giorni qualcuno li ha tirati in ballo per via dei tagli che le Regioni dovranno affrontare nell’ambito della Legge di Stabilita. Invece di tagliare i servizi sanitari perché non iniziare a tagliare la spesa dei Corecom? E’ questa la domanda che fa tremare le vene ai polsi. Tutti sappiamo che le Regioni sono a secco e devono trovare capitoli di spesa da asciugare. La proposta di abolizione dei Corecom è stata lanciata dal quotidiano economico Italia Oggi secondo cui siamo in presenza di baracconi, di organismi mimetizzati che “a spese dei contribuenti si autoperpetuano e prediligono il profilo basso”.

Così basso è il profilo che, non solo i comuni cittadini, ma anche gli operatori del settore molto spesso non conoscono le attività di queste strutture. Eppure il potere dei Corecom è influente per il sistema informativo: sorteggiano l’ordine di presentazione dei politici nelle tribune elettorali locali della Rai, elargiscono i fondi alle tv locali, censiscono l’emittenza radiofonica e televisiva regionale, gestiscono i rapporti tra consumatori e gli operatori della comunicazione. Un compito delicato ed importante che potrebbe far capo anche ad un’unica struttura nazionale visto che siamo in tempi di spending review.

Al momento, invece, ogni Regione ha una sua struttura con tanto di presidente, vice, consiglieri e dipendenti. Un’enormità considerato che oggi anche i finanziamenti all’editoria locale sono ridotti al lumicino. Ad onor del vero i Corecom non sono stati voluti dalle Regioni ma sono stati istituiti con legge dello Stato. Nel 1997, precisamente, fu creata l’Agcom, l’agenzia che sovrintende alle comunicazioni. In ossequio alle esigenze di decentramento sul territorio, sono stati previsti i Corecom, incaricando le Regioni di metterli su. Quindi, in questo caso, le Regioni non hanno fatto altro che adempiere ad un dettato legislativo.

E’ chiaro che oggi il quadro è profondamente mutato. Alle Regioni, così come a tutte le altre amministrazioni, sono richiesti sacrifici finanziari e non si comprende perché i Corecom dovrebbero restare fuori dalla partita che ha riguardato tutte le agenzie pubbliche messe sotto la lente d’ingrandimento dal commissario Carlo Cottarelli. Le funzioni potrebbero tornare tutte nella disponibilità dell’Agcom a livello nazionale, eliminando di fatto anche le polemiche che ogni volta accompagnano la designazione dei vertici dei Corecom, come è accaduto ripetutamente anche in Campania.

Dunque una razionalizzazione si impone e Renzi farebbe bene a perseguire questa strada liberando anche le risorse che attualmente finiscono, non si capisce il perché, nella disponibilità dell’emittenza radiotelevisiva locale. La sola abolizione dei Corecom ovviamente non basta. Come giustamente suggerisce Giorgio Ponziano su Italia Oggi bisognerebbe anche mettere fine alla querelle sulla sede dell’Agcom che viene contesa dalle città di Roma e Napoli. Due sedi sono frutto di campanilismi che oggi non hanno più ragione di esistere.

About Pellegrino Giornale

Lascia un commento