La Chiesa nella grande tempesta: salvate il soldato Antonio Socci

E’ possibile criticare il papa? Evidentemente sì, se a farlo è un giornalista autorevole e ben informato, oltre che cattolico, come Antonio Socci che si trova in libreria con “Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta” per i tipi Mondadori (pagg. 283, euro 18).

Il libro è un vero e proprio pugno nello stomaco per i ammiratori di Papa Francesco ma, più in generale, per i lettori cattolici. Nel suo ultimo lavoro Socci muove con molta chiarezza giudizi critici sull’operato di Bergoglio sostenendo che – in base a quanto ha scoperto – è quantomeno dubbio che sia Papa legittimamente eletto. Una posizione che gli è costata molto cara visto che il libro è stato ritirato dagli scaffali delle librerie delle edizioni San Paolo. Di ciò però Socci non si cura in quanto rivendica “la libertà dei figli di Dio” e si affida in definitiva “alla sana dottrina cattolica”.

Il libro è dedicato a Joseph Ratzinger definito “umile gigante di sapienza” e ai cristiani perseguitati in Iraq “in difesa di quella fede per la quale sono stati disposti a perdere tutto e a subire il martirio”. Il nome di Benedetto XVI, d’altronde, è dominante nella prima parte della riflessione del noto giornalista che cerca di fornire una risposta alle tante domande ancora in campo: quali sono i motivi tuttora sconosciuti della storica rinuncia al Papato di Benedetto XVI? Qualcuno lo ha indotto a ritirarsi? E’ stata una vera rinuncia? Perché non è tornato cardinale, ma è rimasto Papa emerito?

Secondo Socci, Papa Benedetto ha rinunciato all’esercizio attivo del ministero, ma il ministero petrino, per quanto lo riguarda, è per sempre e non è revocato, nel senso che la sua rinuncia riguarda solo l’esercizio attivo e non il ministero petrino. In Vaticano, quindi, c’è la compresenza di due Papi che – stando alle dichiarazioni ufficiali riportate nel libro – si riconoscono a vicenda. E’ una situazione del tutto inedita nella storia della Chiesa che per ora non è così semplice da comprendere.

Ciò che è chiaro, invece, e Socci lo spiega molto bene, è il quadro che ha portato Ratzinger alle dimissioni. Benedetto XVI non è fuggito. Non può esserci stato nessun timore personale, per se stesso. E’ da scartare la possibilità di una sua rinuncia provocata da una minaccia alla sua persona. Sicuramente ha pesato la guerra nel suoi confronti iniziata, in pratica, già all’uscita dello stesso Conclave del 2005. “Benedetto – scrive Socci – ha ricevuto da parte del mondo segni di una profonda opposizione. Altre opposizioni interne, nella Curia e nell’establishment ecclesiastico, lo hanno contestato o boicottato, o hanno rifiutato il suo magistero, quello tradizionale della Chiesa, avendo i media dalla loro”. Le difficoltà ci sono state anche se negli 8 anni di pontificato, l’autore riconosce che egli ha “giganteggiato nell’insegnamento, in coerenza col suo percorso, da perito del Concilio fino a braccio destro per la dottrina di Giovanni Paolo II”.

Complimenti che invece Socci non rivolge a Bergoglio la cui elezione a Papa sarebbe frutto di un papocchio. Nel libro c’è il racconto dettagliato delle votazioni nel Conclave e si conclude affermando che “l’elezione al Papato di Bergoglio semplicemente non è mai esistita. Non è nemmeno un problema sanabile a posteriori perché non si può sanare ciò che non è mai esistito”. Per Socci, quindi, “è importantissimo che venga subito riconosciuto e riparato l’errore, anche con un nuovo Conclave regolare”.

L’autore, però, non si limita soltanto a fare le pulci all’ultimo Conclave. Infatti Socci prende di mira Francesco definendolo “Papa di successo”, criticando la sua biografia e sottolineando la carenza di requisiti per la scelta come candidato per il Papato. Un bell’affronto alla “francescomania” che abbonda sui media e tra i più noti laiconi e mangiapreti come Marco Pannella ed Eugenio Scalfari. Le novità rivoluzionarie di Papa Francesco che la stampa ogni giorno sottolinea, per Socci, ci portano invece dritti fuori dal cristianesimo. Si pensi al Sinodo straordinario sulla famiglia, alla riforma della vita religiosa e del Papato: c’è il pericolo che venga giù tutto. Socci parla addirittura di una rivoluzione d’ottobre che punta a modificare il magistero costante della Chiesa soprattutto in materia di famiglia ed etica. Le critiche riguardano anche gli atteggiamenti del papa e della Curia vaticana nei confronti dei Francescani dell’Immacolati rei di celebrare con il rito tridentino e il pensiero definito incompleto che Bergoglio esprime nelle occasioni pubbliche.

Insomma c’è n’è davvero per tutti i gusti. Socci scrive di aver semplicemente obbedito al grido della sua coscienza. Sarebbe troppo considerare questo libro lesa maestà nei confronti di un Papa che oggettivamente piace troppo. Leggerlo è importante anche se, per chi ama la Chiesa e il Romano Pontefice, costa tanto sacrificio e sofferenza morale.

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