Eurodeputati col sogno di diventare presidenti di Regione

Matteo Renzi lo aveva promesso alla vigilia delle elezioni europee. Le liste del Partito Democratico non contengono nomi di richiamo, chi si candida per un seggio in Europa è per restarci l’intera durata del mandato. Una svolta di non poco conto visto il malcostume praticato da destra, centro e sinistra che, fino a pochi anni fa, mandavano al Parlamento Europeo segretari politici, ministri, sottosegretari, deputati nazionali che, dopo aver fatto incetta di preferenze, avevano poco interesse a rappresentare concretamente l’Italia sulla scena internazionale. Grazie all’intervenuta incompatibilità tra due mandati e grazie anche alla nuova centralità che hanno assunto le politiche europee, il leader del Pd aveva scelto un profilo diverso, proponendo all’elettorato candidati freschi, giovani e competenti per affrontare la battaglia in Europa contro le politiche di austerity della signora Merkel. Buone intenzioni che però sono andate a farsi benedire nonostante il 41% raccolto nelle urne del giugno scorso.

Ci sono infatti almeno quattro europarlamentari democrat che hanno le valigie pronte per fare presto ritorno in Italia ed affrontare la sfida delle elezioni regionali. A vincere, ancora una volta, è il solito fascino della politica interna che però ci rende un po’ provinciali agli occhi degli altri Paesi europei. Chi sono coloro che sono pronti a trasferirsi nuovamente in Italia nonostante il mandato ricevuto dagli elettori?

La prima è Alessandra Moretti, 41 anni di Vicenza, già candidata alle primarie del centrosinistra per la presidenza della Regione Veneto. Mentre era vicesindaco del suo Comune, nel 2013 fu candidata alla Camera dei Deputati per il Pd di Pierluigi Bersani di cui era una fedelissima. Dopo 16 mesi a Montecitorio, è stata eletta al Parlamento Europeo. In un’intervista ad Antonello Caporale del Fatto Quotidiano, la Moretti ha respinto l’accusa di fuggire da Bruxelles: “Io ubbidisco al partito, non rispondo mai di no – ha dichiarato -. Dove mi dicono vado. E lui (Renzi, ndr), mi ha detto: abbiamo bisogno di te in Veneto, con te possiamo vincere”.

C’è poi Sergio Cofferati, 8 anni segretario della Cgil e sindaco di Bologna dal 2004 al 2009 quando è stato eletto parlamentare europeo. Potrebbe essere in corsa alle primarie per diventare candidato governatore della Regione Liguria per il dopo Burlando. Dovrà vedersela con la renziana Raffaella Paita, assessore alle infrastrutture con delega alla protezione civile, appoggiata pure dal presidente uscente. Cofferati si è detto pronto a scendere in campo: “Penso che questa regione stia vivendo una vera e propria emergenza, che riguarda la sua economia e di conseguenza anche la messa in discussione della coesione sociale del territorio”, ha detto il Cinese a Giovanna Casadio di Repubblica, sottolineando che entro domenica scioglierà la riserva.

Di due europarlamentari si parla anche per la presidenza della Regione Campania. Il primo è già in corsa e si chiama Andrea Cozzolino. 52 anni, una vita a sinistra, è stato prima consigliere e poi assessore regionale durante la stagione Bassolino. Nel 2009 la prima elezione al Parlamento Europeo e poi la riconferma nel 2014. Ora la discesa in campo per la carica di governatore ufficializzata mediante una lettera indirizzata ai vertici regionali del suo partito. Cozzolino pensa a “rafforzare la giusta battaglia dell’intero Pd della Campania” per affidare il governo regionale “alle forze del cattolicesimo democratico, riformiste, della sinistra liberal-socialista”. Il secondo nominativo per la Campania potrebbe essere calato dallo stesso Renzi e corrisponderebbe a quello di Pina Picierno, anche lei da poco impegnata nel Parlamento Europeo dopo 7 anni alla Camera dei Deputati. Della sua candidatura a presidente si parla da mesi anche grazie alle tante preferenze raccolte nelle recenti elezioni dove era capolista al Sud del Partito Democratico.

Il movimentismo degli eurodeputati democratici non è molto ben visto in Italia. Basta leggere un recente tweet di Gad Lerner per comprendere come il malumore serpeggia tra le fila di chi pure sostiene il Pd. “Non mi sembra serio che chi si è candidato pochi mesi fa alle Europee ora voglia correre per la presidenza della Regione”. Così l’ex direttore del Tg1 a cui martedì scorso si è aggiunto il Corriere della Sera con un corsivo di Andrea Garibaldi. Per il giornalista, dietro queste candidature si avvertono sapori amari: “Una visione dell’Europa politica come prestigiosa sinecura o luogo d’attesa di migliori occasioni, mentre è proprio là che gli italiani dovrebbero accreditarsi per cambiare le politiche dominanti, tanto criticate”.

Un malcostume duro a morire per Garibaldi secondo cui “con la consueta superficialità da noi sembra contare più il momento elettorale, quello della raccolta dei voti che la funzione di governo o legislativa da svolgere poi”. Come non essere d’accordo. D’altronde, non era questa la svolta buona che l’Italia attendeva da Renzi.

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