Francesco Viviano killer mancato: il giornalista cresciuto con i mafiosi

Francesco Viviano é tra i più importanti giornalisti d’inchiesta in Italia. Inviato del quotidiano “La Repubblica”, ha seguito i principali processi di mafia di cui ha analizzato l’evoluzione dalla stagione delle stragi ad oggi. Fino a un mese fa, però, pochi sapevano che Viviano sarebbe potuto diventare un uomo d’onore. Lo ha raccontato lui stesso nel libro edito da Chiarelettere con il titolo provocatorio “Io, killer mancato”.
Viviano, infatti, é un siciliano doc. É nato a Palermo, cresciuto nel quartiere Albergheria. Suo padre morì giovanissimo per un furto andato a finire male. La sua infanzia fu piena di sacrifici così come la vita di sua madre che lavorava tutto il giorno per assicurare un futuro al suo bambino. Francesco imparò a sopravvivere nel cuore nero della Sicilia. Conobbe ben presto le regole della criminalità ma non si arrese alla vita facile scelta da alcuni suoi coetanei. Non volle diventare il braccio destro di qualche boss che pure lo lodavano per la sua scaltrezza ed intelligenza.
Viviano non cedette alla logica della vendetta e scelse la strada del sacrificio, dandosi a lavori umili come il cameriere, il marmista, il pellicciaio, il muratore ed il commesso. La svolta avvenne ancora una volta grazie alla madre che si occupava delle pulizie nella sede Ansa di Palermo. Prima venne assunto come fattorino e telescriventista e poi divenne giornalista. É nel nuovo lavoro, che poi diventerà la passione di una vita, che Francesco sfruttò positivamente tutte le conoscenze della sua infanzia nel mondo della mafia. Ha sempre avuto il fiuto per le notizie perché pochi come lui sanno muoversi tra i vicoli di Palermo e far parlare personaggi che appartengono al mondo della criminalità.
Viviano è stato spettatore ed ha raccontato da vicino i principali fatti di mafia dall’isola: le guerre di mafia, il maxi processo, gli omicidi Falcone e Borsellino, le grandi confessioni dei pentiti, l’arresto di Brusca, la caccia al papello di Riina, le indagini sulla trattativa tra lo Stato e la mafia.
Un viaggio lungo e tortuoso che Viviano ha condiviso con un altro grande giornalista come Attilio Bolzoni che firma la postfazione al libro nella quale tratteggia un’amicizia lunga trent’anni, fatta di tanti episodi ed emozioni, a metà strada tra vita lavorativa e vita privata.
La sensazione, al termine della lettura, è che Viviano sia un giornalista che ha dato tutto se stesso per lasciarsi alle spalle il suo passato, escludendo la possibilità di vendicare il padre ed, invece, raccontare ai lettori la Sicilia e le sue contraddizioni. “Ma tu lo sai che tu dovevi diventare come a noialtri? Bé ti è andata bene, altrimenti avresti passato la vita in galera oppure saresti già sottoterra”. Così gli disse un giorno un suo coetaneo del Villaggio Ruffini incontrato anni dopo. Viviano ha scelto la strada della legalità e della responsabilità senza cedere alle lusinghe della mafia e del malaffare. Un esempio di impegno civico molto importante per le giovani generazioni.

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