L’informazione religiosa ai tempi di Papa Francesco. Il caso Caserta

Molto è cambiato in Vaticano dal 13 marzo 2013, ossia dall’elezione al soglio pontificio del cardinale Bergoglio. Il Papa venuto “quasi dalla fine del mondo” ha scardinato in poco tempo tutti i canoni a cui la Santa Sede era abituata. È noto a tutti infatti che Francesco punta sull’effetto sorpresa, ama essere popolare, estemporaneo ed immediato. Uno stile che gli proviene dalla sua esperienza in America Latina dove, come ha raccontato molto bene Rosario Carello nel suo recente volume “I racconti di Papa Francesco”, viveva la sua missione pastorale di cardinale arcivescovo di Buenos Aires andando in mezzo alla gente, vivendo in una canonica e con un’attenzione particolare alle periferie esistenziali.

Non c’è da stupirsi, quindi, se anche la comunicazione vaticana nell’ultimo periodo ha subito una vera e propria conversione pastorale. Di ciò si è discusso giovedì 30 ottobre nel corso del seminario “L’informazione religiosa e l’impatto sui media della visita di Papa Francesco a Caserta”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania e dall’Unione cattolica stampa italiana in collaborazione con il Corso di Comunicazione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Caserta.

Dopo l’introduzione di Daniela Volpecina e Marco Lungi dell’Ucsi Caserta, è stato Angelo Scelzo ad ammettere che la Sala Stampa, creata ai tempi del Concilio Vaticano II, ha implementato di molto la propria attività. Fino al pontificato di Benedetto XVI, la struttura di Via della Conciliazione restava aperta soltanto dalle 9 alle 15. Con Papa Francesco si lavora anche di pomeriggio perché le udienze si susseguono anche nella seconda parte della giornata, costringendo padre Federico Lombardi ed i suoi collaboratori ad emettere Bollettini anche in orari poco canonici.

Bergoglio desidera una Chiesa partecipata e trasparente e quindi la comunicazione ha un ruolo molto importante come ha spiegato Salvatore Izzo, vaticanista dell’Agi. Si pensi a quanto è avvenuto al termine del Sinodo. Dinanzi alle notizie di divisioni all’interno dell’assemblea dei vescovi su alcuni temi scottanti relativi alla famiglia, il Papa ha chiesto alla Sala Stampa di diffondere integralmente la relazione finale del Sinodo senza omettere i voti dei cardinali sui singoli punti, lasciando che si sapesse anche quali questioni non hanno avuto la maggioranza assoluta dei votanti.

Nel corso del seminario, coordinato da Luigi Ferraiuolo, giornalista e docente di Teoria e tecnica della comunicazione, è venuto fuori che gli imprevisti e le sorprese sono dietro l’angolo giornalmente con Papa Francesco. Un caso emblematico è stata la visita a Caserta. Si ricorderà che il pontefice desiderava recarsi in Terra di Lavoro per andare in visita privata al suo amico pastore evangelico. Un appuntamento a cui stava lavorando personalmente lo stesso Bergoglio tanto è vero che neppure la Sala Stampa era stata informata quando la notizia uscì su un giornale regionale. La macchina si mise in moto anche perché poi la visita raddoppiò per permettere al Papa prima di incontrare la comunità diocesana il 26 luglio e due giorni dopo recarsi in visita alla comunità evangelica. Doveva essere un incontro privato quest’ultimo ma fu lo stesso Francesco a chiedere la diffusione attraverso il Bollettino Ufficiale della Sala Stampa del suo discorso insieme a quello del pastore Traettino. Una decisione presa la giornata stessa dallo stesso Papa a testimonianza della semplicità con cui il Vaticano approccia la comunicazione. Di ciò hanno testimoniato, durante l’incontro, il vescovo di Caserta Giovanni D’Alise, il pastore Traettino e lo stesso Angelo Scelzo. Hanno portato il proprio ricordo anche alcuni giornalisti locali presenti nelle giornate segnate dalla presenza di Francesco: Aldo Balestra del Mattino, Francesco Tontoli del Corriere del Mezzogiorno ed Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania e inviato per la Repubblica di Napoli.

Il Papa argentino, in definitiva, è esso stesso ritenuto un comunicatore formidabile perché sa entrare in sintonia con le persone e soprattutto cerca il confronto con chi la pensa diversamente da lui come testimonia il dialogo con Eugenio Scalfari. Bisogna aggiungere però che anche i predecessori sono stati campioni della comunicazione: pensiamo alle dirompenti dimissioni di Benedetto XVI, ai continui viaggi missionari di Giovanni Paolo II, al famoso discorso alla luna di Giovanni XXIII. Una tradizione quindi che spiega anche tutta l’attenzione mediatica che da sempre gode la Chiesa ed in definitiva il Vaticano di cui ha parlato l’avvocato canonista Maria Orlando.

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