Il Giro d’Italia si ricorda del Sannio ma taglia il resto del Sud

Il Sannio torna protagonista del Giro d’Italia. La nona tappa, in programma domenica 17 maggio 2015, prevede la partenza della “carovana rosa” dalla città di Benevento con arrivo in San Giorgio del Sannio. L’annuncio ufficiale è avvenuto due settimane fa durante la presentazione del Giro che si terrà dal 9 al 31 maggio prossimi. La tappa sannita prevede un percorso che interesserà le province di Benevento ed Avellino in quanto il passaggio dei ciclisti è previsto, oltre che nel capoluogo sannita, a Pesco Sannita, a Pietrelcina, a Ceppaloni, a Chianche, a Dentecane ed infine a San Giorgio del Sannio. Il Gran Premio della Montagna è stato fissato alle pendici del Monte Terminio prima e di Colle Molella poi.

Attraverso la corsa del Giro, la provincia di Benevento avrà una importante vetrina mediatica nazionale ed internazionale. Eppure non c’è da stare troppo allegri per questo risultato raggiunto. E’ di questo avviso il giornalista e scrittore Pino Aprile il quale ha pubblicato un duro editoriale sul settimanale “Panorama” per criticare il tracciato del Giro 2015. “Il Giro d’Italia non si ferma neanche a Eboli” s’intitola l’articolo nel quale, in particolare, Aprile nota che la gara ciclistica più importante toccherà il Meridione solo nella provincia di Benevento. 212 chilometri su 3.500: è l’omaggio al Sud della corsa rosa.

Nessuno aveva notato questo dato che però appare, al di là di ogni considerazione agonistica e sportiva, come una scarsa attenzione ad una parte importante del Paese. Una prima reazione, di cui lo stesso giornalista parla, è giunta dall’associazione dei neoborbonici che ha inviato una mail ai finanziatori della gara nella quale si legge: “Appreso che sarete tra gli sponsor del Giro d’Italia, appreso che il Giro 2015 non toccherà il Sud ed essendo un meridionale fiero, non potrò, pur rammaricato, che evitare di acquistare i vostri prodotti e comunicherò questa mia scelta ai miei contatti. Cortesi saluti”.

Senza dover ricorrere ad operazioni di boicottaggio commerciale, vale la pena sicuramente di approfondire la spiegazione di Pino Aprile secondo cui il Giro passa solo dove si è disposti a pagare, contando sui turisti, e quindi il messaggio che l’organizzazione manda ad un terzo degli italiani, ossia a coloro che vivono al Sud, è che siamo dei morti di fame. Buon per noi sanniti che evidentemente possiamo sostenere le spese per una tappa del Giro; male, anzi malissimo, per il resto dei meridionali.

Non è certamente positivo vedere come una gara che si propone come nazionale è la fotografia dell’esclusione di chi non può permettersi di accollarsi le spese esose che stanno alla base dell’assegnazione di una tappa. Il percorso del Giro disegna una spaccatura evidente nell’economia dell’Italia. Da una parte ci sono le regioni del Sud più povere, dall’altra quelle del Centro Nord. Per Aprile tale divisione è frutto di 85 anni di politiche nazionali contro il Sud. Quindi la riduzione del Giro a MezzoGiro è figlia di cose che vengono da lontano e che non riguardano soltanto lo sport.

Il giornalista cita ad esempio lo scrittore foggiano Raffaele Vescera secondo cui il percorso del Giro ricalca, quasi in fotocopia, quello dell’alta velocità ferroviaria. Al momento il Sud è escluso dell’opera anche se buone notizie provengono dal Decreto Sblocca Italia che il Parlamento si appresta a convertire in legge.

C’è solo da sperare che i nostri governanti non siano come gli organizzatori del Giro e si ricordino un po’ più spesso del Sud, senza tener presente la economia dualistica che ha finito per dividere l’Italia.

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