Intrighi, segreti e rivalità: il Premio Strega come una polveriera

Intrighi, veleni, amicizie rotte e nuove alleanze, tradimenti, schede bianche e franchi tiratori. Non c’è soltanto la serata finale di Villa Giulia nella storia del Premio Strega, l’appuntamento letterario più atteso dell’anno in Italia, legato alla città di Benevento grazie all’azienda della famiglia Alberti.

La storia ufficiale del Premio è ben nota a tutti. Più nascosti invece i numerosi e coinvolgenti retroscena che oggi vengono portati alla luce nel romanzo “La polveriera” di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci e quindi uno dei maggiori conoscitori dei segreti e delle rivalità della manifestazione voluta da Maria Bellonci.

Il libro edito da Mondadori (pagg. 204, euro 17) è basato su lettere, carteggi e cronache giornalistiche. Una storia a metà strada, quindi, tra narrativa e cronaca che, ancora una volta, pone il Premio Strega tra gli eventi destinati a diventare negli anni una vera e propria Istituzione nella quale sono passati i più grandi scrittori italiani a partire da Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Alberto Bevilacqua, Umberto Eco.

La voce narrante del racconto è il “Capo” ossia il segretario fidato dell’organizzatrice Anna Maria Rimoaldi, amica ed erede della Bellonci, alla reggenza del Premio per vent’anni dal 1987 al 2007. Anche la sua morte viene presentata come sospetta nel romanzo. Il suo corpo, infatti, viene ritrovato nella casa dell’Elba e la stanza appare in uno strano disordine. Tra veleni ed ombre lo Strega è da sempre un formidabile contenitore di storie, perlopiù a sfondo giallo.

Sono tante le cose che si muovono attorno al Premio. C’è chi si scaglia contro gli editori padroni, chi presenta le dimissioni, chi polemizza sulla regolarità del voto. D’altra parte è la stessa Maria Bellonci a scrivere di possedere ben chiara “la percezione di aver architettato una polveriera”. Stanze cariche di presenze e memorie, dove si è dispensata – e tuttora si dispensa – la gloria letteraria: “sala d’aspetto d’Immortali”, scriveva ironicamente Cesare Pavese, e al contempo “polveriera” in cui deflagrano le ambizioni dei maggiori scrittori contemporanei, suggerisce con realismo Maria Bellonci, padrona di casa nonché animatrice del gruppo degli Amici della domenica da cui nasce il premio Strega.

Lo Strega è stato a lungo un premio a reggenza matriarcale. Per la Rimoaldi l’esercizio del potere era una pratica ascetica: ricercava il duello e si occupava dell’equilibrio tra gli editori. L’intera storia del Premio, infatti, è dominata dal duopolio Mondadori-Rizzoli: Mondadori ha vinto 23 edizioni su 68 (il 33,8%, una ogni tre).

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