Il caso Luciano Onder: l’Italia non è un Paese per giovani giornalisti

Sappiamo che i giornali sono in crisi e che hanno chiuso le porte. L’editoria è alle prese con il ciclone di internet che sta rimettendo in discussione tutto e tutti. Per fortuna, nonostante ciò, i giovani credono nella professione del giornalismo e fanno di tutto per raggiungere il loro sogno. Non è un buon segnale, però, vedere che un signore di 71 anni, invece di godersi la meritata pensione, si affanna in tutti i modi per restare in video.

Mi riferisco a Luciano Onder. Nelle scorse settimane, sui social network, il suo licenziamento dalla Rai ed il successivo passaggio a Mediaset ha destato molto interesse e scalpore.

Il giornalista Onder era il conduttore della storica rubrica del Tg2 “Medicina 33”. Aveva lavorato in Rai fino al 2008, cioè fino all’età della pensione, concludendo la sua lunga carriera professionale come vicedirettore del Tg2, nominato da Mauro Mazza. Non contento, era tornato nella tv di Stato grazie ad un contratto di consulenza per 500 euro al mese. Consulenza che i vertici Rai hanno ritenuto, aggiungerei giustamente, di non dover più rinnovare per raggiunti limiti di età. Alla conduzione di “Medicina 33” un altro giornalista che, secondo alcune fonti, percepirà un compenso di 400mila euro all’anno (forse su questo si poteva fare meglio).

In un Paese normale nessuno si sarebbe stracciato le vesti. Succede a qualsiasi lavoratore, ad un certo punto, di arrivare al momento della pensione. D’altronde tutti siamo importanti ma certamente nessuno è indispensabile. In Italia, invece, quando tocchi qualcuno subito si assiste alla levata di scudi. Il Cdr del Tg2 ha espresso “rammarico e delusione per la decisione dell’Azienda di risolvere il rapporto che la legava da 35 anni al collega Luciano Onder”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex presidente Claudio Petruccioli che ha parlato attraverso Twitter: “Per la Rai servizio pubblico la perdita di Luciano Onder è un brutto colpo e averlo allontanato un grave errore”. Molto duro anche Guido Paglia che ha accusato direttamente il direttore generale: “L’ineffabile Luigi Gubitosi, tra una epurazione e l’altra, ha cacciato anche Onder, riuscendo nell’impossibile impresa di diventare automaticamente la persona più odiata di tutta l’azienda”.

Per fortuna le polemiche non hanno provocato la marcia indietro della Rai anche se in soccorso del buon Onder è arrivata la concorrenza di Mediaset che non si è lasciata sfuggire l’occasione di portarlo nella propria squadra. Il giornalista ha infatti firmato un contratto che prevede la collaborazione con Tg5 e Tgcom24 e la realizzazione di un programma di salute su Retequattro.

Il caso è assurdo se si pensa che in questi mesi in casa Berlusconi è in atto una vertenza durissima sul trasferimento a News Mediaset di 19 firme del Tg5. C’è stato un ricorso urgente al Giudice del Lavoro perché 6 giornalisti dichiarano elementi sgraditi alla direzione giornalistica che li avrebbe allontanati per puntare su un gruppo di eccellenza costituito da fedelissimi del direttore Mimun. Lo stesso avverrà a breve anche in Rai che sta immaginando una redazione unica (già ribattezzata Rai Informazione).

Di nuove assunzioni, poi, neppure a parlarne. Rassegniamoci. L’Italia non è un Paese per giovani.

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