Suor Floriana Tirelli, il dovere di tenere accesa la memoria dei martiri

Suor Floriana Tirelli fu uccisa per rapina il 7 ottobre 2000 durante un’imboscata nella foresta di Solwezi, in Zambia. Apparteneva alla congregazione di San Giovanni Battista. Era originaria di Calvi, in provincia di Benevento. Da 28 anni si trovava in Africa come missionaria.
Martedì scorso cadeva il quattordicesimo anniversario della morte di suor Floriana. La ricorrenza è passata quasi inosservata. Nessuna celebrazione pubblica, nessun ricordo ufficiale, nessuna commemorazione, tranne qualche meritoria eccezione. In silenzio la Curia beneventana, l’Ordine delle Battistine, il Comune di origine ed anche i mezzi di comunicazione. Un comportamento che certamente non aiuta a mantenere viva la memoria dei martiri del nostro tempo, di chi ha offerto la propria vita per il Vangelo.
Eppure suor Floriana, così come tanti altri missionari religiosi e laici che hanno versato il sangue nel compimento del loro servizio, rappresenta un esempio straordinario di donna coraggiosa e forte, dedita al servizio dei più poveri. La sua opera andrebbe raccontata nelle scuole e nelle parrocchie, soprattutto ai più giovani per far capire loro che la vita occorre spenderla per grandi ideali.
Suor Floriana era molto nota nella zona dove viveva e veniva chiamata la suora dei lebbrosi. Il suo profilo è quello di una donna estroversa, carica di entusiasmo e di coraggio, molto generosa. Non era una suora ferma, anzi era ricca di senso pratico, stava in continuo movimento, progettava sempre qualcosa di nuovo da realizzare. L’obiettivo della sua vocazione missionaria era quello di migliorare la vita di chi viveva in Africa e soprattutto di chi era disperso e abbandonato nei villaggi.
Per 28 anni, fino alla sua brutale uccisione, ha operato tra i lebbrosi nella missione S. Francesco di Sotwezi. Portava avanti programmi di cura e reinserimento sociale anche con i bambini orfani dell’AIDS.
Aveva 50 anni quando è andata incontro alla morte. Suor Floriana fu aggredita con un’arma da fuoco mentre attraversava in macchina, come faceva ogni giorno, la foresta. Fu prima picchiata e poi sparata perché dei malviventi avevano preso di mira la sua macchina per fuggire.
Suor Floriana ha offerto la sua vita, perciò non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo dimenticarla. I martiri sono semi di nuovi cristiani. Questa massima valeva nella Chiesa primitiva ma vale anche oggi che i cristiani sono sotto attacco soprattutto in Africa e in Medio Oriente a causa del fondamentalismo religioso che tanti danni sta provocando. La violenza sembra accanirsi contro i cristiani. Lo ripete tante volte anche Papa Francesco: “Oggi ci sono tanti martiri, nella Chiesa, tanti cristiani perseguitati. Pensiamo al Medio Oriente, cristiani che devono fuggire dalle persecuzioni, cristiani uccisi dai persecutori. Anche i cristiani cacciati via in modo elegante, con i guanti bianchi: anche quella è una persecuzione. Oggi ci sono più testimoni, più martiri nella Chiesa che nei primi secoli”.
Il martirio, la persecuzione non sono realtà lontane da noi perciò non deve più accadere che l’anniversario della morte di suor Floriana trascorra nel silenzio generale. Il suo martirio e la sua testimonianza devono diventare impegno a ricordarla ma anche a essere martiri silenziosi e viventi nella società di oggi che impone scelte forti e radicali per il bene comune.

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