Attento Papa Francesco! Qualcuno lavora per far fallire il Sinodo

Spero di sbagliarmi ma ho l’impressione che qualcuno, fuori e dentro la Chiesa, lavori per far fallire il Sinodo sulla Famiglia convocato da Papa Francesco. Con l’avvicinarsi dell’apertura della terza assemblea generale straordinaria, prevista da 5 al 19 ottobre prossimi in Vaticano, il sistema mediatico si è letteralmente scatenato per fare previsioni sull’esito dell’importante appuntamento che vedrà la partecipazione di 253 persone tra cardinali, vescovi e laici: tra questi ultimi anche 14 coppie di sposi.

D’altronde basta leggere i giornali di questi giorni per capire che la stampa laica non ha colto il significato e l’importanza storica del Sinodo; termine che proviene dal greco “syn-hodos” che significa riunione, convegno. Il significato originario della parola, “camminare insieme”, esprime molto bene l’intima essenza del Sinodo quale strumento della collegialità episcopale. Nulla di tutto ciò, però, appare sui giornali dove il Sinodo viene presentato alla stregua di un dibattito in Parlamento tra opposte fazioni che si fronteggiano, anche a colpi bassi, con l’obiettivo di far prevalere la propria posizione.

Non è svilito soltanto il significato del Sinodo ma anche i temi che in esso saranno trattati. L’attenzione sarà dedicata alle sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, così come chiesto direttamente dal Pontefice. Tuttavia, ciò non significa che il Sinodo si occuperà solo e soltanto di matrimoni gay e di comunione ai divorziati risposati. Il centro è la pastorale della famiglia ossia il rapporto tra Chiesa e famiglia, intesa come istituzione positiva all’interno della società. Oggi che la famiglia è tanto bistrattata e abbandonata, c’è la comunità cristiana che indica un percorso ed una strada da seguire.

Nessuno però pare intenzionato ad incamminarsi. Ed allora leggiamo quotidianamente interviste a vescovi e cardinali che si dividono soprattutto sul punto controverso dei sacramenti ai risposati. Ricordiamo che fu il cardinale tedesco Kasper, lo scorso febbraio, a ipotizzare la concessione dei sacramenti ai divorziati risposati. Alcuni cardinali sono intervenuti pubblicamente per confutare la tesi di Kasper e per difendere la dottrina sul matrimonio. Una posizione che è diventata anche un libro che uscirà il primo ottobre, ossia poco prima dell’apertura del Sinodo. “Il nostro è un contributo al dibattito. Voglio avere la libertà di dire come la penso”, si è difeso il cardinale De Paolis intervistato da Paolo Rodari per La Repubblica.

La stampa progressista ci sta mettendo del suo ma è evidente che anche uomini di Chiesa si sono fatti trascinare nel vortice mediatico. Tanto è vero che lo stesso Papa Francesco è intervenuto la scorsa settimana per lanciare un messaggio molto chiaro e per bloccare le polemiche: “Pur custodendo gelosamente la passione per la verità, non sprecate energie per contrapporsi e scontrarsi ma per costruire e amare”. Il Papa parlava ai nuovi vescovi ma è stato l’Osservatore Romano a definirlo un discorso importante e programmatico in vista del Sinodo.

Aperture e chiusure che, per Marcello Veneziani, nascondono l’incapacità della Chiesa di affrontare e risolvere gli antichi tabù sul sesso e quindi sulle convivenze, sui gay e sui divorziati. Sarà anche questo ma credo che, nel caso del Sinodo e non solo, c’è il tentativo di strumentalizzare l’azione e il messaggio di Papa Francesco da parte del mondo laicista e progressista che vuole abbattere le frontiere della morale cattolica giudicata troppo intransigente.

Credo che non sia un buon servizio alla Chiesa e alla società tirare per la tonaca il Pontefice e svilire la tematica della famiglia che deve tornare ad essere elemento centrale nella vita della Chiesa e della società, soprattutto in questo momento di crisi economica dove la povertà aumenta ed anche il disagio delle famiglie.

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