Il dibattito sullo sviluppo del Sannio e i professionisti della tartina

“In Italia ci sono i professionisti che io chiamo della tartina. C’e’ un sacco di gente che in 20 anni ha fatto tanti convegni, che dicono che l’Italia non ce la fa e poi va in vacanza in Australia”.
I professionisti della tartina… Matteo Renzi ha tirato fuori dal suo cilindro un’altra espressione che ha catturato l’attenzione dei mass media. Lo ha fatto parlando in tv, a Porta a Porta, nella prima puntata della nuova stagione. Il riferimento era ai partecipanti del tradizionale meeting economico Ambrosetti di Cernobbio che il presidente del Consiglio ha scelto di disertare a differenza dei suoi più recenti predecessori.
Un segnale forte e chiaro, un’espressione azzeccata per censurare i gufi che si limitano ad andare ai convegni, ad alimentare le critiche e a mangiare tartine, senza mai provare a risolvere le cose con un’assunzione di responsabilità collettiva. “Si piazzano sulla tartina al salmone – ha detto Renzi – e discutono sul fatto che l’Italia non la salverà nessuno”.
Quando ho sentito il premier parlare da Vespa ho pensato che ce l’avesse anche con me. Sovente mi trovo a partecipare a convegni come organizzatore o come moderatore. A volte penso che anche nel Sannio ci siamo fatti prendere dalla malattia della “convegnite”. Non facciamo altro che piangerci addosso, diciamo che va tutto male, che non ce la facciamo. E’ raro che qualcuno rivendichi pubblicamente i nostri punti di forza. Ancora più difficile è trovare qualcuno che spinga nella direzione di un programma di sviluppo territoriale concretizzabile.
Utilizzando uno slogan alla Renzi potremmo invocare meno convegni, meno tartine e più idee e più sviluppo. Da dove occorre partire? Non si costruisce il futuro senza conoscere il presente e quindi la realtà nella quale ci muoviamo. A parole invochiamo lo sviluppo ma è necessario ammettere che il Sannio, alla stregua dell’Italia, ha subito e subisce pesantemente i colpi della crisi economica mondiale. Lo dicono i dati del Rapporto Tagliacarne: – 2,4 della ricchezza prodotta nel 2013 (terzo calo consecutivo dal 2011), – 9mila posti di lavoro in un anno. La crisi si sente se in 4 anni, lo dice uno studio recente della UIL, abbiamo perso il 12% del PIL, il doppio della media regionale, e se abbiamo il segno meno del 20% di persone occupate in 5 anni con l’aumento del 50% dei disoccupati. Certamente in un quadro difficile come quello descritto, proprio per non finire nella categoria dei gufi, bisogna anche dire che ci sono dei segnali positivi come l’aumento delle esportazioni e delle imprese giovanili nel settore turistico e culturale ed anche la crescita delle esportazioni e dei posti di lavoro nel settore agricolo.
L’analisi della realtà però non basta. Bisogna poi creare le precondizioni per lo sviluppo di un territorio. Qui ci viene in soccorso il Decreto Sblocca Italia che qualcuno ha già ribattezzato Sblocca Sannio. Non abbiamo il testo approvato in Consiglio dei Ministri, ma stando alle notizie e alle indiscrezioni di stampa possiamo dire che per la provincia di Benevento le cose si mettono bene grazie alle numerose conferme in termini infrastrutturali. Si parte dall’Alta Capacità / Alta Velocità Napoli – Bari: apertura cantieri novembre 2015, costo 7 miliardi di euro, percorso di 146 chilometri. Si passa poi al raddoppio della Telesina, opera finanziata per 490 milioni di euro e cantierabile al 31 agosto 2015. Lo stesso termine vale anche per il proseguimento della Fortorina. Se questa tempistica verrà rispettata siamo davanti ad una rivoluzione epocale per un territorio storicamente penalizzato in termini infrastrutturali.
In attesa di verificare se lo Sblocca Sannio resterà sulla carta o meno, conviene ragionare sulle possibili vie per lo sviluppo del Sannio altrimenti finiremo anche noi tra i professionisti della tartina di renziana memoria. Se c’è una cosa che la crisi ha insegnato è che bisogna puntare su un modello sostenibile di economia verde (la green economy di cui parla Barack Obama) attraverso un progetto autonomo, originale di sviluppo locale. Oggi la competizione non è tra le aziende ma tra sistemi territoriali.
Quali sono allora i pilastri di un modello di sviluppo originale per il Sannio improntato alla green economy? In questi anni ne sono stati individuati alcuni. Provo ad elencarli sperando che vengano finalmente valorizzati appieno. Innanzitutto la logistica: non ha senso che Benevento viene attraversata dalle grandi vie di collegamento di cui parlavo prima senza che si fermino persone e merci. Il capoluogo sannita deve essere uno snodo logistico. Poi c’è l’energia e quindi la produzione da fonti alternative e rinnovabili attraverso lo sfruttamento positivo delle materie prime come l’acqua e il vento. Non dimentichiamoci dell’agricoltura. Nel Sannio il settore primario è una componente fondamentale del nostro sistema produttivo e centrale anche in termini di capitale umano, culturale e sociale. Strettamente collegata all’agricoltura è l’industria agroalimentare. Abbiamo già una serie di produzioni interessanti con punte di eccellenze ma bisogna dare struttura di sistema.
Il quinto pilastro è sicuramente il turismo che ha diversi aspetti: c’è quello culturale (complesso di Santa Sofia patrimonio Unesco), religioso (San Pio da Pietrelcina) e ambientale. Per collegare i settori sin qui citati è importante il settore dell’IT che garantisce innovazione e tecnologia d’avanguardia. Strettamente legato è infine il terziario classico e avanzato e quindi il sistema formativo, l’alta formazione, la ricerca scientifica, il trasferimento tecnologico (pensiamo al ruolo dell’Università del Sannio).
Il quadro sarebbe incompleto senza parlare della prossima agenda dei fondi europei. Sul passato è meglio stendere un velo pietoso. La Regione Campania non ha ben figurato in termini di spesa. Bisogna migliorare sulla quantità ma anche sulla qualità dei soldi che vengono riversati sul territorio. La prossima è una partita storica, strategica. E’ un appuntamento da non perdere. Forse davvero è il caso di dire che non è il turno di gufi e di professionisti della tartina…

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