Cronaca semiseria di una serata allo stadio Ciro Vigorito

Venerdì sera c’ero anch’io, con mio padre, allo stadio Ciro Vigorito per l’esordio casalingo del Benevento Calcio. Sappiamo tutti com’è finita la partita: un pareggio non molto esaltante con un Catanzaro messo in campo molto bene da mister Moriero.
Non mi addentro nel commento tecnico della gara perché non è il mio terreno. Voglio però raccontare com’è andato il mio ritorno allo stadio. Mancavo dagli spalti da molto tempo. Non sono mai stato un grande tifoso giallorosso anche se, sin da piccolo, ho seguito le sorti della squadra del Benevento insieme a mio padre e mio nonno. Qualche anno fa ho anche seguito tutte le partite casalinghe; poi ho scoperto che la vita da abbonato non faceva per me. Così ho deciso di abbandonare completamente. Non so perché… forse un po’ la pigrizia, un po’ la delusione, un po’ gli impegni… fatto sta che per seguire il Benevento Calcio leggevo e leggo le cronache dei miei bravi colleghi giornalisti sportivi.
Ciò fino a venerdì mattina quando, saputo della gara notturna con il Catanzaro, ho chiamato mio padre per chiedergli di andare insieme allo stadio. Acquisita la sua disponibilità, non sapevo che per me e per lui sarebbe iniziata una vera e propria odissea durata l’intera giornata. Nulla di grave, per carità, ma è il segno che il calcio è cambiato negli ultimi anni e, pur seguendolo ogni giorno in televisione, sono dovuto tornare allo stadio per capirlo compiutamente.
Primo passo per vedere la partita è acquistare i biglietti. Decido allora di consultare il sito ufficiale del Benevento Calcio per sapere quali sono gli esercizi commerciali che effettuano la prevendita. Lavorando a Piazza Castello, decido di recarmi in un punto vendita che viene indicato a pochi passi, nel centro storico. Nella pausa caffè mi porto all’indirizzo segnalato sul sito ma scopro da un pittore nelle vicinanze che il negozio si è trasferito da due anni in un’altra zona della città. Non mi scoraggio, prendo l’auto e mi reco nella nuova sede che, però, è chiusa nonostante siano le 10,30.
Torno al lavoro e approfitto della pausa pranzo per recarmi in una tabaccheria che pure effettua la prevendita. Tentativo andato a vuoto vista la fila di tifosi che mi precede e visto che per acquistare i biglietti è necessaria la carta d’identità mia e di mio padre che io non ho portato con me. Lascio perdere e solo nel pomeriggio mi reco nuovamente al primo punto vendita che avevo trovato chiuso la mattina. In questo caso sono più fortunato. Il negozio è aperto! Chiedo al responsabile se occorre la carta d’identità. A differenza della tabaccheria, mi dice che non è necessaria e quindi procedo all’acquisto di due biglietti per i distinti nonostante, nel frattempo, il tempo si sia guastato.
A casa con papà decidiamo di muoverci da San Leucio del Sannio alle 20 visto che ci troviamo a dieci minuti dallo stadio. Decisione alquanto infelice considerando la trafila che inconsapevolmente ci aspetta. Quando arriviamo a Santa Colomba, parcheggiamo l’auto negli spazi del nuovo terminal bus per stare tranquilli. A piedi ci dirigiamo verso la curva nord per accedere all’area dei distinti. Veniamo però bloccati da un primo cordone della Polizia che ci impedisce di proseguire e ci chiede di passare attraverso la curva sud. Anche se spiazzati, non perdiamo tempo e, a passo spedito, in qualche minuto siamo in fila per accedere. C’è ressa ma riusciamo ad arrivare lo stesso davanti allo steward che, però, prende in mano i biglietti e ci dice che per i distinti bisogna fare un giro pazzesco attraversando il Liceo Scientifico, il deposito Amts e Via Matarazzo fino al parcheggio retrostante i distinti. Siamo basiti. C’è un bivio davanti a noi: stracciare i biglietti e tornare a casa o correre per non perdere l’inizio della partita. Non vogliamo perdere i soldi spesi e quindi decidiamo di sbrigarci. Torniamo nei pressi dei poliziotti incontrati al nostro arrivo e questa volta, forse impietositi, ci lasciano passare. Nonostante ciò il giro da fare è comunque tanto. Papà inizia a sudare ma dopo tanto penare siamo davanti all’ingresso dei distinti. Pensate che sia finita? Tutt’altro. Non si entra facilmente perché c’è da mostrare la carta d’identità, vidimare il biglietto e passare attraverso i tornelli. Gli imbranati sono tanti e quindi la fila cresce. Come se non bastasse neppure l’ombrello col manico si può portare sugli spalti. Per ragioni di sicurezza la Polizia ci invita a lasciarlo all’ingresso e se piove pazienza…
Finalmente entriamo e ci posizioniamo sugli spalti. La prestazione del Benevento è stata a tratti deludenti ma non c’è da stare allegri neppure per la condizione in cui si trova il calcio in Italia. Non sono un grande frequentatore degli stadi ma per quello che ho visto credo che non ci tornerò presto. La colpa non è della società né tanto meno della Polizia. Loro fanno il proprio dovere e noi li ringraziamo per questo. Resta un punto interrogativo: possibile che per andare allo stadio bisogna stare in assetto di guerra? Possibile che tifo faccia rima solo con delinquenza? Il calcio non dovrebbe essere spettacolo e divertimento? Domande che cercano una risposta visto che al Vigorito ho visto solo Polizia, cordoni, tornelli, identificazioni. Addirittura il questore in persona a vigilare sulle operazioni di ingresso dei tifosi… Non staremo un po’ esagerando?
La colpa è certamente di uno sparuto gruppo di violenti che in tutt’Italia mira a inquinare il clima e a provocare incidenti, a volte purtroppo anche mortali. Non bisogna però darla vinta a questa minoranza rissosa. Rendiamo più semplice l’accesso agli stadi, facciamo ritornare le famiglie sugli spalti, diamo più fiducia ai tifosi corretti. La burocrazia ucciderà lo sport.

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