Buttanissima Sicilia: come una regione è diventata la fogna del potere

C’è qualcuno tra voi che nutre ancora dubbi sulla necessità di mettere un freno alle Regioni e di abolire l’assurdo privilegio delle Regioni a statuto speciale? Bene, siete pregati di andare oggi stesso in libreria e di acquistare “Buttanissima Sicilia”, l’ultima fatica di Pietrangelo Buttafuoco per le edizioni Bompiani. Leggetelo tutto di un fiato e le vostre perplessità si scioglieranno come neve al sole.

Buttafuoco è un siciliano doc. Ogni giorno sul Foglio cura la rubrica “Il Riempitivo” piena di punture di spillo. Spesso lo vediamo in tv nei talk show di politica. E’ un grande scrittore di romanzi. Questa volta, però, il suo libro non racconta storie ma è un’accusa radicale sulla condizione in cui versa la sua terra. La misura è colma e l’autore lo dice sin dall’esordio: “Adesso basta. L’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia”. Autonomia come sinonimo di sprechi e di burocrazia, come causa dell’arretratezza economica e sociale. “Lo Statuto sarà pure nella Costituzione, ma questo privilegio, frutto dell’unica e vera trattativa Stato – mafia, può essere tagliato con un colpo di penna”. Una condizione così grave per la Sicilia che bisognerebbe nominare un commissario dello Stato al posto del governo regionale di Rosario Crocetta.

La Sicilia diventata la fogna del potere: “In nessun posto come a Palermo il numero dei dipendenti pubblici lievita. A ogni legislatura corrisponde un’infornata di clienti. L’autonomia non ha strumenti di controllo”. Prendiamo il caso della formazione professionale, la prima industria di Sicilia: “Un marchingegno attraverso il quale alcuni disoccupati trasformati in docenti formano professionalmente altri disoccupati destinati a diventare a propria volta docenti di nuovi disoccupati nel frattempo sopraggiunti, tutti foraggiati con i fondi racimolati nel mare delle sovvenzioni e dei paradossi”.

Crocetta, attuale presidente della Giunta regionale, è per Buttafuoco uno dei principali responsabili di questo stato di cose in cui versa la Sicilia. Definito tipico comiziante, il governatore è accusato di criminalizzare i tanti problemi che non sa risolvere: “Invece di governare, declama. Eroe dell’antimafia, Crocetta fa dell’antimafia un automatismo”. Un disastro anche se “nessuno mostra di preoccuparsene perché, suvvia, c’è il solito mantello invisibile eretto a protezione”. Più che una rivoluzione, secondo Buttafuoco, quella di Crocetta “è un palinsesto, aggiudicandosi gli spazi in tivvù. Oppure è un menabò, ritagliandosi spazi nei giornali”.

Crocetta visto come il continuatore di Raffaele Lombardo, condannato in primo grado in concorso esterno per mafia e che Buttafuoco chiama Mastro don Gesualdo. “Venuto su dal nulla, risalito com’è e provinciale, Mastro don Gesualdo non conosce né sole né sorriso. Diffida di tutti e scende a patti solo con i nemici non avendo altro desiderio che trasformarli in traditori ma amici”. Per l’autore è stato tecnicamente dimenticato: “Ha la solitudine del numero ultimo. Lo zero che aggiunge il totale, lo zero che fa la roba”.

Tutt’altro discorso vale invece per Totò Cuffaro, rinchiuso a Rebibbia, a cui Buttafuoco chiede scusa a nome della Sicilia. Totò Cuffaro che, nel 2013, correva per il Premio Strega. Commenta lo scrittore: “Chi gli vuol bene ha sorriso. E io sorridevo. Chi gli vuol male, ma quel voler male che deriva da moto automatico e conformista, ha fatto una smorfia. E poi l’ironia, ovvio. Non volevate dare lo Strega a Totò e al suo libro? Fategli ora e sempre, però, tanto di cappello. Sta facendo opera francescana: fratello carcere, sorella galera. Questo è il suo più potente romanzo”. Cuffaro, presidente della Sicilia ai tempi del sessantuno a zero per il centrodestra, sta pagando per tutti.

E poi c’è la Sicilia dei professionisti dell’antimafia di cui già parlava Leonardo Sciascia. Buttafuoco la aggiorna parlando della mafia dell’antimafia così come Leo Longanesi parlava del fascismo dell’antifascismo. Un fenomeno diventato “madre di tutte le imposture”, “un teatrino la cui regia è la malafede e il cui pezzo forte è la pantomima degli inganni”. L’antimafia, nella sua variante di mafia, è diventata praterie di carriera e nel libro si parla del pm Nicola Marino diventato assessore regionale, dell’ex procuratore nazionale Pietro Grasso attuale presidente del Senato, dell’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, del presidente della Regione Rosario Crocetta.

Leggendo il libro di Buttafuoco viene da pensare che la Sicilia sia una terra senza speranza. Non è così perché tra le righe l’autore racconta storie, luoghi e personaggi che ancora oggi fanno dell’isola una grande terra. Questo però non deve far dimenticare l’urgenza di mettere mano all’assetto attuale delle Regioni. Si potrebbe partire dalla proposta del presidente Caldoro che chiede da tempo la loro abolizione per la creazione di macroregioni che non si occupino più di gestione ma piuttosto di programmare lo sviluppo. Il Mezzogiorno ne avrebbe urgente bisogno!

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