Salvate l’Unità ed Europa ma abolite il finanziamento pubblico ai giornali

Per dirla con le parole di Adriano Celentano, la situazione dei quotidiani di sinistra non è buona.
L’Unità ed Europa sono a rischio chiusura. Non è bastato neppure il 40,8 per cento del Partito Democratico alle ultime elezioni europee per risollevarne le sorti. I giornalisti sono da tempo in stato di agitazione con forti azioni di lotta, come lo sciopero delle firme, ma nessun segnale giunge dalle parti di Matteo Renzi né tantomeno da parte di qualche capitano coraggioso. L’unica ad aver fatto un timido passo avanti è stata Daniela Santanché, la pitonessa berlusconiana, annunciando un’offerta per rilevare la testata diretta da Luca Landò.
La situazione più delicata è sicuramente quella del giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci. La società editrice che controlla l’Unità, la NIE (Nuova iniziativa editoriale), è finita in liquidazione. L’incertezza si trascina da mesi: i giornalisti sono senza stipendio, continuano a scrivere e a mandare il giornale in edicola senza certezze per il futuro. Il Partito Democratico, anche se non nel ruolo di azionista, ha garantito massimo impegno per salvare la testata, attraverso il tesoriere Francesco Bonifazi, ma al momento non si è andati al di là delle buone intenzioni.
Una sponda potrebbe arrivare addirittura da Forza Italia. La Santanché, che oltre ad essere parlamentare del centrodestra è anche imprenditrice nel campo dell’editoria, ha dato la propria disponibilità ad elaborare un piano editoriale per il rilancio della testata, insieme a Paola Ferrari, giornalista sportiva della Rai e nuora di Carlo De Benedetti.
Un annuncio che per la verità non è stato molto gradito dalla redazione. Anche oggi, in un editoriale in prima pagina, il direttore Landò spiega che al momento, dicono i liquidatori, non è arrivata nessuna offerta concreta, tranne una lettera inviata una settimana fa. Tuttavia, ha aggiunto, sia ben chiaro che “le idee sopravvivono ai conti economici e se i secondi comandano la liquidazione della società che edita il giornale, le prime dicono che l’Unità è, tutt’ora, un punto di riferimento indispensabile per chi, giorno dopo giorno, crede che questo mondo possa, anzi debba, essere cambiato e migliorato”. Sulla stessa linea il comunicato del Comitato di Redazione: “Chi vuole salvare il giornale deve presentare ora un’offerta solida dal punto di vista economico, che abbia la condivisione più ampia possibile nel mondo più vicino al giornale”. Morale della favola: destra e sinistra non sono la stessa cosa e l’Unità deve restare il giornale della sinistra.
Se Atene piange, però, Sparta non ride. Europa, il quotidiano nato ai tempi della Margherita di Rutelli, potrebbe cessare le pubblicazioni il prossimo 30 settembre. Così ha deciso il consiglio di amministrazione, se non dovessero intervenire novità rilevanti. Lo ha annunciato due giorni fa, in un lungo editoriale, il direttore Stefano Menichini. Dall’estate 2012 il giornale è controllato dai liquidatori dell’ex Margherita, un collegio di professionisti che gestisce il patrimonio residuo di quel partito disciolto senza avere il mandato di indebitare un soggetto giuridico esistente ma in via di estinzione. Nonostante le minacce di chiusura imminente, il giornale continuerà ad uscire.
Dinanzi a queste crisi aziendali la prima cosa da fare è esprimere solidarietà piena e convinta ai direttori, ai giornalisti, ai poligrafici e a tutti coloro che lavorano per offrire ogni giorno ai lettori un prodotto editoriale di qualità. Comprendo che non è facile andare avanti soltanto con la passione per il giornalismo, senza avere alcuna certezza per il futuro. Non è bello lottare per le tue idee quando dal tuo mondo politico di riferimento, cioè il Pd, non c’è alcuna azione concreta a sostegno della sopravvivenza delle testate. Nonostante tutto ciò, bisogna andare avanti nella speranza che ci sia ancora qualche coraggioso investitore che voglia credere in un progetto ambizioso di valorizzazione di una parte importante della galassia informativa democratica.
Detto tutto ciò, è però arrivato il momento di riconoscere con molto realismo che la crisi dell’Unità e di Europa è la spia di una stagione che va definitivamente chiudendosi. Oggi non è più sostenibile un meccanismo di finanziamento pubblico a giornali che, magari, non trovano risorse sufficienti sul mercato. A differenza di Menichini, non penso che lo Stato possa continuare a promuovere forme di sostegno pubblico all’editoria. Lo dico non perché sono uno sfrenato liberista, tutt’altro, ma solo perché le esagerazioni a cui abbiamo assistito negli anni impongono una cura dimagrante anche al sistema editoriale di riferimento della politica, dei partiti e delle cooperative. Giornali autorevoli come l’Unità ed Europa non hanno bisogno di ricorrere alle casse pubbliche. Hanno i propri lettori e possono puntare ad un progetto in grado di richiamare l’attenzione degli investitori. La sostenibilità di un’azienda che produce informazione è faccenda degli editori e non dei tesorieri di partito. Prima ci rendiamo conto di ciò e prima smetteremo di essere alle prese con queste crisi che, purtroppo, sono anche il frutto di un sistema gonfiato non più sostenibile.

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