Le catene della sinistra secondo Claudio Cerasa

E’ cosa nota che la giustizia è un nervo scoperto per la sinistra italiana. Basta scorrere la cronaca recente per capire che anche Renzi dovrà fare i conti con una questione irrisolta ossia il rapporto tra politica e magistratura. Nei giorni scorsi, ad esempio, il Pd e lo stesso il presidente del Consiglio hanno difeso il presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, nonostante la condanna di primo grado. Un garantismo assolutamente condivisibile che però non è stato utilizzato sempre dal Pd e dal premier con Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, soltanto indagato e ristretto agli arresti domiciliari nell’inchiesta Mose.

Il doppiopesismo di Renzi e del Pd è stato stigmatizzato da Claudio Cerasa, redattore capo del Foglio, che in un tweet aveva constatato la diversa valutazione dei casi dei condannati da difendere dalle azioni della magistratura e dei casi degli indagati da prendere a calci nel sedere. Nella risposta, Renzi ha detto che “finché non c’è sentenza passata in giudicato un cittadino è innocente. Si chiama garantismo”, senza rendersi conto che stava facendo quello che ha sempre contestato al centrodestra e a Berlusconi, ossia contestare le sentenze.

Cerasa è affezionato al tema perché ha recentemente dato alle stampe un libro, “Le catene della sinistra” edito da Rizzoli, nel quale affronta senza peli sulla lingua quali sono appunto le catene che tengono la sinistra immobilizzata e quasi paralizzata, quali sono i poteri e le lobby da cui si deve emancipare per conquistare il Paese. Una di queste è sicuramente la giustizia. La sinistra, per Cerasa, si è fatta imprigionare dai signori delle manette quando non ha resistito alla tentazione di delegare al magistrato il compito di combattere politicamente un avversario e quando ha chiesto ad un magistrato di entrare in Parlamento per aiutarla a migliorare il suo aspetto, il suo profilo, la sua etica, il suo senso della legalità.

Certo non sono soltanto gli errori compiuti sulla giustizia ad aver imbrigliato la sinistra soprattutto nell’ultimo ventennio impedendogli di conquistare il Paese. Sono le forze della conservazione a bloccare il cambiamento. Tra queste Cerasa annovera quelli della “sinistra slow foot”, ossia degli ambientalisti alla matriciana. Questa è considerata la catena più sottile ma forse anche più resistente che da decenni immobilizza in modo surreale la sinistra italiana.

Poi ci sono le resistenze sul mondo del lavoro. Per Cerasa chi tocca il lavoro rischia la pelle (vedesi i casi D’Antona e Biagi). Peccato perché non toccare il lavoro fa perdere le elezioni. D’accordo che l’Europa ha le sue responsabilità non sganciando un euro e d’accordo che la colpa è della destra che ha precarizzato il mercato del lavoro, bisogna andare però ad indagare il ruolo del sindacato che entra in partita nel 1993 con la ormai famosa concertazione voluta da Ciampi, allora presidente del Consiglio. Secondo il giornalista del Foglio, col passare del tempo il sindacato, soprattutto la Cgil, ha perso di vista l’obiettivo di rappresentare i lavoratori e ha cominciato a rappresentare sempre più una fascia sociale particolare: quella dei propri iscritti.

Non ci si può dimenticare certo dei poteri forti che hanno imprigionato la sinistra. Non è un mistero, infatti, che la sinistra ha sempre cercato di costruire un legame speciale con i grandi industriali italiani, con il mondo della finanza e con gli imperi imprenditoriali. Risultato? E’ stato privilegiato il legame con i grandi capitalisti che sono una minoranza, una elite, e non con i piccoli imprenditori che rappresentano la pancia del Paese. Ed infine c’è il rapporto della sinistra con il mondo della cultura. Questo è uno dei capitoli più gustosi del libro di Cerasa che fotografa un fenomeno che ha avuto un ruolo determinante nella formazione dell’identità della sinistra. E’ la deriva “nannimorettiana” ossia la tendenza a cedere parte della propria sovranità ad un movimento composto da intellettuali, scrittori, registi, poeti, romanzieri, reporter, giornalisti, editorialisti, opinionisti ed artisti.

Messa così, la conclusione è che la sinistra non sta messa poi così bene. Per fortuna bisogna aggiungere che il volume è stato scritto prima delle elezioni europee e del 40% raccolto da Renzi. Forse qualcosa lentamente sta cambiando, ad esempio nel rapporto con il sindacato. Ma la sfida è ancora tutta davanti: liberare la sinistra ed il Pd dalle catene della conservazione e dei no a tutti i costi per farla diventare una grande forza popolare del nostro Paese.

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