La bella storia di Ernesto Pellegrini, indimenticato presidente dell’Inter

Prima di raccontare questa storia devo necessariamente premettere che sono un tifoso dell’Inter. Non lo sono da sempre però. Fino a dieci anni ero un napoletano moderato, poi ho seguito i gusti calcistici di mio padre così come è accaduto anche per mia sorella. Ovviamente non sempre è stato facile tifare Inter. Il momento più bello è stato certamente lo storico “triplete” del 2010, durante la panchina di José Mourinho e sotto la presidenza di Massimo Moratti. A volte, poi, ti capita di scontrarti con storie che non hai mai conosciuto ma che ti colpiscono e ti fanno essere davvero orgogliosi di avere la passione nerazzurra.

Per me l’Inter è stata sempre Massimo Moratti. Di Ernesto Pellegrini ho solo sentito parlare. Anche lui imprenditore, è stato presidente dell’Internazionale per un decennio, dal ’84 al ’95. Dunque non si occupa più di calcio da tempo anche se si tiene sempre informato sull’andamento della squadra che con lui ha vinto due coppe Uefa e uno scudetto. Pellegrini è tornato agli onori della cronaca per una buona notizia perché a settembre aprirà il ristorante “Ruben” a Milano. Non si tratta, però, di un luogo esclusivo per i milanesi ma una struttura di accoglienza per papà separati, cinquantenni licenziati, persone schiacciate dai debiti, profughi appena sbarcati, parenti dei malati in trasferta. Pellegrini, dunque, si rivolge alle periferie geografiche ed esistenziali alle quali spesso papa Francesco ci richiama.

Il ristorante sorgerà in una strada non centrale del capoluogo lombardo e fornirà cinquecento coperti su due turni, dal lunedì al sabato. Il prezzo del pasto sarà di 1 euro ed i clienti verranno inviati da parrocchie, centri di ascolto e dalle tante realtà di volontariato presenti a Milano. Non la solita mensa, quindi, ma un luogo accogliente che restituisca dignità a chi l’ha perduta per motivi economici, familiari o sociali. L’iniziativa, però, non avrà carattere assistenziale perché dopo due mesi gli ospiti dovranno passare la mano nella speranza di farli tornare alla propria realtà con maggiori motivazioni.

In quest’avventura Pellegrini non è solo. Può contare sull’aiuto della moglie Ivana e della figlia Valentina visto che a 73 anni è ancora impegnato nella direzione della sua azienda a cui dedica anche quattordici ore al giorno. Gli stessi familiari a dicembre si sono resi protagonisti della nascita della fondazione che porta il nome di Pellegrini e che ora farà nascere il ristorante per persone in difficoltà. Perché Ruben? Il ristorante sarà intitolato alla memoria di un barbone che fu accolto nella cascina di famiglia dove svolgeva le mansioni di contadino. Pellegrini lo aveva a cuore anche se non riuscì a aiutarlo fino in fondo visto che morì assiderato nella sua baracca. Ora il ristorante sarà l’occasione per aiutare i tanti Ruben che molte volte sono invisibili agli occhi della società.

La storia di Pellegrini è bella ed emozionante. Forse non c’entra nulla con il calcio e con l’Inter ma a me ha colpito forse proprio perché lui ha fatto parte di quel mondo. Al di là di questo, però, credo che storie come queste ci dicono che l’Italia ha ancora qualche motivo di speranza. Se c’è qualcuno che pensa di spendere le proprie energie per restituire dignità ai poveri e ai senza speranza significa che ancora non tutto è perduto. Il disagio sociale è così diffuso, soprattutto in questi anni di strisciante crisi economica, che non possiamo delegare tutto alle istituzioni o al volontariato associativo. C’è bisogno di persone come Ernesto Pellegrini che, avendo ricevuto tanto dalla società, decidono di restituirlo attraverso forme originali, soprattutto occupandosi di chi si trova in situazioni temporanee di emergenza. Ciascuno di noi dovrebbe pensare prima o poi di restituire un po’ di ciò che ci è stato dato nella nostra vita. Non è facile in una società dove regna la dittatura dell’egoismo, eppure abbiamo il dovere di guardarci indietro e di non pensare solo al nostro particolare.

Grazie presidente per i sogni che hai regalato agli interisti grazie a campioni come Matthaus e Rummenigge e grazie per la lezione di altruismo che ci richiama alla generosità ed al servizio!

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