Cosa succede se Papa Francesco non va in vacanza

Papa Francesco ha rinunciato alle ferie estive. Come nel 2013, anche quest’anno, nei mesi di luglio ed agosto, Bergoglio resterà in Vaticano, nella sua residenza di Santa Marta. Niente Castelgandolfo né altre mete per il papa argentino che, alle meritate vacanze, preferisce il lavoro quotidiano di pontefice con lo studio dei dossier provenienti dalla Segreteria di Stato, le udienze con i responsabili dei dicasteri vaticani e la scrittura della prossima enciclica che sarà dedicata alla salvaguardia del creato.
Non che Francesco non avesse bisogno di riposo. E’ risaputo che il papa impone ritmi impressionanti alla sua agenda (e quindi anche ai suoi collaboratori) ma non intende cambiare le sue abitudini estive visto che, anche da arcivescovo di Buenos Aires, non amava programmare lunghi periodi di pausa. Nonostante i suoi 77 anni e lo stress accumulato nell’ultimo anno e mezzo, cioè da quando è stato eletto al soglio di Pietro, Francesco non seguirà l’esempio dei suoi predecessori che in estate si concedevano lunghe passeggiate e momenti di riposo tra i monti del Trentino e della Valle d’Aosta o nei giardini vaticani dei colli romani. Nulla, o quasi, cambierà invece nel programma quotidiano dell’attuale papa per le prossime settimane. Sospese soltanto dall’inizio di luglio alle fine di agosto le messe mattutine delle 7 mentre le udienze generali del mercoledì salteranno solo questo mese per ricominciare in agosto quando Bergoglio, il 13, partirà per il viaggio apostolico di cinque giorni in Corea del Sud.
La decisione del papa di non fare vacanze non doveva poi fare così rumore ed invece ha avuto già significative ripercussioni dietro e fuori le mura vaticane. Al di là degli addetti di curia che dovranno assistere il pontefice anche nella calura delle giornate estive, risalta la decisione di Benedetto XVI di non lasciare il monastero Mater Ecclesiae dove si è ritirato dopo le sue storiche dimissioni. Secondo il Corriere della Sera la decisione di Ratzinger sarebbe stata presa in accordo con Bergoglio, anche se il papa emerito avrebbe gradito un periodo di vacanze magari nella residenza di Castelgandolfo dove già era stato più volte negli anni del suo pontificato dedicandosi alla preghiera, alle passeggiate ed alle letture. Niente di tutto ciò nel programma dei due pontefici che, con il loro esempio, hanno lanciato un messaggio di sobrietà, peraltro subito colto nel mondo laico.
Ieri l’editorialista Sergio Rizzo, infatti, ha invitato le Camere a seguire l’esempio dei papi, riducendo le ferie e smaltendo gli arretrati. “Le riforme sono urgenti e decisive per il futuro immediato del Paese? L’arretrato ministeriale, con centinaia di decreti attuativi che non hanno ancora visto la luce, è spaventoso? Abbiamo noi la soluzione: tagliamo le ferie come hanno fatto Bergoglio e Ratzinger. E come si farebbe in qualunque altro Paese europeo date le stesse condizioni”.
La provocazione, rivolta a politici, burocrati e alti vertici ministeriali, pare aver colto nel segno. Si parte da ciò che è accaduto l’anno scorso quando la sosta del Parlamento durò dal 12 agosto al 4 settembre. Ora il sottosegretario socialista Riccardo Nencini ha invitato il governo a lavorare fino a metà agosto ed il Parlamento a chiudere solo due settimane. Il suo collega Luca Lotti, di stretta osservanza renziana, si è detto d’accordo visto che anche il premier, come Bergoglio, è allenato a stressanti ritmi di lavoro da quando si è insediato a Palazzo Chigi. Ridurre all’osso le ferie istituzionali è quindi la vera scommessa che riguarda il Governo ma anche Camera e Senato che, però, ancora non hanno ufficializzato il proprio calendario. E’ arrivato il tempo di dimostrare che le riforme, in politica così come nella Chiesa, non sono solo questione di annunci ma anche di decisioni dolorose come il taglio delle vacanze.

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