Caso Boffo: il pataccaro Feltri non è degno di essere chiamato giornalista

Conobbi Dino Boffo nel 2007. Ero a Roma per partecipare ad un master in comunicazione sociale organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana. La mattina seguivo le lezioni alla Pontificia Università Lateranense mentre il pomeriggio, a seconda dei turni, mi recavo alle redazioni del quotidiano Avvenire, della tv Sat2000 (diventata successivamente Tv2000) e della radio Inblu. Il momento più atteso però era quello del martedì e del giovedì. Alle 12 si mettevano i libri in borsa per correre sull’Aurelia e partecipare alla riunione di redazione, l’appuntamento più importante per il sistema informativo dei vescovi italiani. E’ in quell’occasione che ebbi modo di conoscere Boffo. Lui era sempre al centro del grande tavolo a cui sedevano tutti i suoi più stretti collaboratori. In collegamento video, invece, c’erano i redattori della sede romana che si trova alle spalle di piazza Navona ed il desk centrale di Milano.

Severo, elegante, attentissimo: così si presentava il “direttorissimo” ad ogni riunione che non voleva mai durasse più di mezz’ora perché bisognava preparare il giornale del giorno successivo e non c’era tempo da perdere. Mentre i capiredattori dei vari settori illustravano il menù delle notizie, Boffo consultava scrupolosamente la rassegna stampa quotidiana da cui estraeva gli articoli che maggiormente gli interessavano. Ma non era distratto; anzi dettava con puntualità i tempi ed i ritmi della riunione, pronto anche ad esprimere giudizi taglienti se qualcosa era andato storto. A noi stagisti dava il privilegio di entrare nel sancta santorum dell’informazione episcopale. Ci faceva stare al tavolo, domandava sull’andamento dei corsi e ci salutava con trasporto se ci incontrava nei corridoi. Il master poi si concluse a dicembre di quell’anno ed io non ho avuto più modo di incontrare Boffo di persona.

Il suo nome me lo ritrovo nel 2009 a caratteri cubitali su “Il Giornale” di Vittorio Feltri. Di cosa è accusato Boffo? Di essere un falso moralista nei confronti degli scandali dell’allora premier Berlusconi in quanto risulta condannato per molestie e definito “noto omosessuale attenzionato dalla polizia”. Nessuno si preoccupa di verificare la notizia tanto è vero che parte subito la macchina del fango che porterà il direttore a presentare le sue dimissioni da Avvenire. Passa un anno e lo scoop si scopre falso tanto è vero che Feltri viene sospeso dall’Ordine dei Giornalisti, ammette l’errore e chiede scusa a Boffo. Cose che accadono solo In Italia…

Il direttore viene per fortuna riabilitato e messo a capo di Tv2000 dalla quale però verrà poi rimosso per motivi che ancora non sono così chiari. Oggi il caso Boffo ritorna alla ribalta perché Feltri ha dichiarato che si trattò di una patacca. Come se non bastasse, l’ex direttore de “Il Giornale” ha rivelato che la velina gli fu passata dal suo vicedirettore, ossia Alessandro Sallusti, che a sua volta l’aveva ricevuta dal trio Santanché – Bisignani – Bertone. Una ricostruzione che è stata smentita dallo stesso Sallusti ma anche dal cardinale Bertone che ha minacciato querela.

Staremo a vedere come andrà a finire. Una cosa è certa. Chi pubblica patacche sul proprio giornale e lo ammette dovrebbe essere radiato e non soltanto sospeso dall’Ordine dei Giornalisti. Questa storiaccia non può finire a tarallucci e vino. Feltri non ha credibilità perché pubblica bufale. Se il cardinale Bertone vuole difendersi dalle accuse, parli con chiarezza di ciò che sa e non minacci querele. Solo così si farà un buon servizio alla Chiesa e al giornalismo.

 

 

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