Giù le mani dai libri! Il caso di Port’Alba e la protesta di Dell’Utri

Tempi duri per i libri in Italia. Oggi il Mattino racconta che otto librerie a Port’Alba, nei giorni scorsi, sono finite nel mirino dei controlli dei vigili urbani di Napoli per occupazione abusiva di suolo pubblico. Multe consistenti per le famosissime bancarelle di libri nella storica stradina che collega piazza Dante a piazza Bellini e via San Sebastiano: 117 euro al metro quadro che diventano 170 dopo tre giorni. I vigili non hanno voluto sentire ragioni nonostante i librai facessero osservare che è in atto un Tavolo al Comune per ottenere i dovuti e necessari permessi senza i quali arriverà un’ulteriore multa di 1700 euro per il canone Cosap. Una situazione insostenibile per i commercianti messi in mora dalla Polizia Municipale tanto è vero che annunciano da lunedì bancarelle dimezzate anche per evitare altre sanzioni.

Sin qui la cronaca. Ovviamente le regole vanno rispettate e le tasse vanno pagate, ed è quasi superfluo doverlo sottolineare. Ciò che non capiamo è la motivazione che ha portato a questa lotta senza quartiere ai librai di Port’Alba tenuto conto che fino ad ieri c’era un abusivismo tollerato di cui nessuno si era scandalizzato. Non stiamo parlando di grandi imprese ma di piccole attività artigianali che, nei decenni, sono state visitate da centinaia di napoletani e di turisti in cerca di nuovi o vecchi libri presenti nelle caratteristiche bancarelle. Le multe dei giorni scorsi ci dicono che la cultura non è più un valore da preservare e da valorizzare per il territorio e per i giovani soprattutto, ma può benissimo essere relegata a questione burocratica di cui devono occuparsi vigili urbani e grigi funzionari.

Non è un bel segnale per Napoli se consideriamo che prima della vertenza di Port’Alba c’era stata la chiusura della storica libreria Guida. Dinanzi a due episodi come questi non basta l’indignazione per i libri che scompaiono dalla vie del centro partenopeo, ma serve urgente la mobilitazione affinché un pezzo della cultura napoletana non muoia per sempre. Per fortuna l’assessore comunale alla cultura, Nino Daniele, interpellato sempre dal Mattino, ha ammesso che i vigili sono stati precipitosi e che Palazzo San Giacomo farà il possibile per valorizzare l’area in quanto l’esposizione dei libri deve restare un’attrattiva.

Staremo a vedere. Intanto preoccupa non poco questo tiro al libro che va diffondendosi in Italia. Soltanto pochi giorni fa sui quotidiani capeggiava la protesta dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, recluso nel carcere di Parma, che ha minacciato lo sciopero della fame se non gli avessero fornito più libri rispetto ai due prescritti dal regolamento. Una norma stupida che è stata giustamente criticata anche da Adriano Sofri in un articolo su Repubblica nel quale ha denunciato l’impossibilità per i detenuti di stare a contatto con i libri e con la cultura anche per l’inadeguatezza delle maggior parte delle biblioteche dei penitenziari.

Questa guerra ai libri è assurda ed incomprensibile soprattutto da parte delle istituzioni che, invece, dovrebbero avere a cuore la promozione della lettura. Speriamo che questa guerra cessi al più presto per restituire dignità ed autorevolezza al nostro Paese che pure vanta una lunga tradizione di scrittori come ci ricorda l’annuale appuntamento del Premio Strega.

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