Le Province cambiano: meno poteri e stop agli organi elettivi

La cartina dell’Italia cambia faccia. Le province scendono dalle attuali 107 a 97, perdono gran parte dei loro poteri e diventano assemblee di sindaci senza indennità. Le altre 10 si trasformano in altrettante città metropolitane ed acquistano voce in capitolo su trasporti, comunicazione e sviluppo economico. Sono gli effetti più immediati del disegno di legge Delrio, il cosiddetto “svuota Province”, approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 3 aprile scorso.

E’ così diventato legge dello Stato il ddl che toglie poteri alle Province e ne abolisce l’elezione diretta. In realtà la legge non certifica la morte delle Province ma ne ridisegna solo funzioni e competenze. Per poterle abolire, infatti, serve una riforma costituzionale, ovvero la revisione del Titolo V della Costituzione, una riforma tra l’altro già prevista nell’agenda del Governo. In attesa dell’abolizione, le Province diventano, intanto, enti territoriali di area vasta di secondo grado. E dal 2015, le città metropolitane prenderanno il loro posto. Fanno eccezione la proroga dei commissari e dei presidenti in scadenza che è già scattata.

Con la legge approvata, intanto, le Province vengono svuotate dai poteri e completamente riorganizzate. Inoltre, il 25 maggio, non ci sono state più le elezioni nelle province dove erano previste. Sarebbero dovute andare al voto ben 73 province, 52 in scadenza naturale e 21 già commissariate (tra cui quella di Benevento). Per 13 Province, che sono già state rinnovate prima dell’approvazione di questa legge, si deve aspettare la scadenza naturale della legislatura. Diversa, invece, è la situazione per Sicilia e Sardegna che sono Regioni autonome a statuto speciale.

Le competenze provinciali vengono trasferite alle Regioni e ai Comuni. Si fa eccezione per le competenze di edilizia scolastica, della pianificazione dei trasporti, della tutela dell’ambiente: funzioni che rimarranno alle Province almeno fino a quando queste non verranno completamente abolite con la riforma del Titolo V. Gli attuali dipendenti delle Province andranno dove vanno le funzioni. Chi in Regione, chi in Comune e chi resterà nella propria amministrazione, in riferimento all’attività svolta. I dipendenti, comunque, manterranno la retribuzione che avevano e anche l’anzianità di servizio.

Eliminato il meccanismo dell’elezione diretta, i consigli provinciali vengono trasformati in assemblee dei sindaci. Nelle nuove Province, il presidente è eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali della provincia, dura in carica 4 anni, e deve essere un sindaco. Sotto di lui ci sono il Consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci, tutti ricoprono l’incarico a titolo gratuito. Per il Consiglio provinciale hanno diritto elettorale attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della provincia. La cessazione dalla carica comunale comporta la decadenza da consigliere provinciale. Il Consiglio provinciale sarà formato da 10 a 16 membri (a seconda della popolazione: 10 nel caso della provincia di Benevento).

Si prevede poi l’istituzione delle Città metropolitane (sempre di secondo livello e non retribuite), a partire dal 1° gennaio 2015. Diventeranno Città metropolitane: Napoli, Milano, Torino, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Venezia e Reggio Calabria. A queste va aggiunta Roma, già inquadrata con l’istituzione di Roma capitale. In futuro si aggiungeranno pure Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste e alla fine ci troveremo quindici nuove aree territoriali che andranno a sostituire la Provincia. A guidare la Città metropolitana sarà un sindaco metropolitano che, a differenza dei presidenti delle nuove province, potrà anche essere eletto, ma solo previa istituzione di un’apposita legge. In alternativa il sindaco metropolitano coinciderà con il sindaco della principale città e non percepirà indennità aggiuntive per l’ulteriore incarico. Nelle Città metropolitane ci saranno anche i consiglieri il cui numero sarà variabile a seconda della popolazione, da 14 a 24. Il consigliere metropolitano è un organo elettivo di secondo grado e dura in carica cinque anni. Secondo la legge l’incarico di consigliere metropolitano è svolto a titolo gratuito.

Quanto si risparmia grazie a questo provvedimento? Le cifre del risparmio oscillano un po’. Secondo fonti del Governo si aggira intorno agli 800 milioni, calcolando circa 110 milioni di risparmio per il personale della politica che non verrà più eletto ed altri 700 milioni grazie al riordino delle funzioni. Si discostano un po’ i calcoli fatti in precedenza dal commissario per la spending review che a regime (ovvero nel 2015) prevede un risparmio di circa 500 milioni.

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