Gaetano Pascale, un agronomo sannita per Slow Food Italia

Subentra a Roberto Burdese, resterà in carica i prossimi 4 anni

Un campano alla guida di Slow Food Italia. Dopo Carlo Petrini e Roberto Burdese, l’agronomo Gaetano Pascale di Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, è stato eletto presidente nazionale della più importante associazione non profit che promuove nel mondo il cibo buono, pulito e giusto. L’elezione di Pascale è avvenuta al termine del recente congresso di Riva del Garda con il voto espresso da 771 delegati, la quasi totalità degli aventi diritto. Il sannita si è aggiudicato la partita con l’altra candidata, Cinzia Scaffidi, responsabile del Centro Studi, raccogliendo il 61% dei consensi.

Un risultato storico per Pascale, referente dell’associazione per le regioni Campania e Basilicata, conseguito nel corso di un’assemblea che per la prima volta, dopo 28 anni, ha visto contrapposte due liste per la guida dell’associazione fondata nel 1986 nelle Langhe piemontesi. Un segnale importante anche per la grande battaglia in corso per affrontare i problemi di immagine e di risanamento di Terra dei Fuochi.

“Seminiamo il futuro coltivando il presente” è lo slogan scelto dalla lista vincente di Pascale, 46 anni, attivo in Slow Food dal 1997 come presidente campano e docente ai Master of Food per i corsi di vino e olio. Pascale ha i genitori contadini. Ha studiato per diventare agronomo ed aiuta il fratello Marcellino nell’azienda di famiglia a Guardia Sanframondi. Resterà quattro anni alla guida dell’associazione internazionale che ha sede a Bra, in provincia di Cuneo, ed è la prima volta, anche in questo caso, che un non piemontese riveste i panni di presidente. Al suo fianco lavoreranno: Daniele Buttignol, riconfermato segretario nazionale; Lorenzo Berlendis, lombardo e consigliere nazionale; Sonia Chellini, ex presidente di Slow Food Umbria; Francesca Rocchi, ex presidente di Slow Food Lazio.

Inizia con una panoramica sul mondo del cibo e sulle sue connessioni il programma della squadra di Gaetano Pascale: “Il Congresso esce unito da questa votazione, e lo dimostra al di là dei risultati numerici. Ora dobbiamo fare in modo che il patrimonio più importante dell’associazione, cioè le persone, siano messe nelle migliori condizioni possibili per dedicare le proprie energie e la propria volontà a tutte le buone cause che Slow Food sostiene ogni giorno. Cinzia Scaffidi porta il contributo della lista che ha rappresentato nel nostro comitato esecutivo, e questo ci rende più forti e più coesi. Vorrei ringraziare tutti i candidati e chi ha partecipato, in sede e sui territori, alla riuscita di questo fantastico congresso, che segna una fase di svolta. E cominciamo domattina dimenticandoci per chi abbiamo votato: non esistono più due squadre, ma un’unica, grande associazione”.

Dal punto di vista organizzativo spicca la creazione delle commissioni, gruppi di esperti che forniranno supporto tecnico agli organi politici, contribuendo quindi a snellire le procedure. Mentre sul piano operativo e politico si pone un’attenzione particolare al censimento della rete sul territorio, al rafforzamento dei rapporti con le istituzioni e ai progetti cardine di Slow Food: dall’educazione ai Mercati della Terra, dai Presìdi alle iniziative da portare avanti nelle grandi metropoli, coinvolgendo tutte le fasce della popolazione. Come sarà Slow Food tra quattro anni? La squadra di Pascale si prefigge di raggiungere l’autosufficienza economica dell’associazione e l’ampliamento del numero di soci, perché avere più soci significa avere più idee. E non può mancare il contributo alle nuove sfide internazionali, in primis l’ambizioso obiettivo dei 10.000 orti da realizzare in Africa, 10.000 prodotti a bordo dell’Arca del Gusto e altrettanti nodi nella rete di Terra Madre.

Slow Food è un’associazione non-profit che già conta 100.000 membri in 150 paesi del mondo. Fondata da Carlo Petrini nel 1986, si pone l’obbiettivo di promuovere nel mondo il cibo buono, pulito e giusto. Per Slow Food bisogna tornare a dare il giusto valore al cibo, rispettando chi lo produce, chi lo mangia, l’ambiente e il palato. Quindi l’organizzazione si impegna per difendere il cibo vero, promuovere il diritto al piacere, diffondere la cultura gastronomica ed educare al futuro. La filosofia di Slow Food attraversa i campi dell’ecologia, della gastronomia, dell’etica e del piacere. L’associazione si oppone al processo di standardizzazione dei gusti e delle culture e dello strapotere dell’industria agroalimentare.

Attraverso la sua rete di persone attive sul territorio locale, nazionale e internazionale, Slow Food coordina e realizza progetti di ricerca, promuove iniziative, preserva e valorizza l’identità storico-culturale, sviluppa relazioni, attività e iniziative con e fra le comunità del cibo, favorisce la riduzione della filiera distributiva, promuove, organizza, gestisce e partecipa ad attività educative, propone e organizza programmi di cultura alimentare e sensoriale diretti ai soci, stimola iniziative tese al miglioramento dell’alimentazione quotidiana, pubblica guide, saggi e una rivista associativa.

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