Polo di eccellenze in provincia di Benevento al Musa

Per un momento mettiamo da parte disoccupazione, scarsa competitività ed emigrazione giovanile. A Benevento e nel Sannio emerge un’Italia e un Mezzogiorno diversi che sanno rimboccarsi le maniche e, grazie alla rete, raggiungere risultati impensabili negli anni passati. E’ possibile raccontare storie che appaiono incredibili, persone comuni che hanno inventato meraviglie, un mondo che cambia nonostante tutto, grazie alla rete. Cambiano scienza, educazione, politica, cambia il modo stesso di vivere. Eppure la maggioranza sembra non accorgersene e l’Italia fa fatica a svegliarsi. Dal Sannio vengono fuori piccole storie che si intrecciano a grandi avventure come quella di costruire un polo dell’innovazione e della ricerca in un’area interna della Campania, partendo dall’area museale del Musa a Piano Cappelle, mettendo assieme le istituzioni del territorio e associazioni di imprese giovani in grado di produrre idee e progetti.

A Benevento c’è Carmine Nardone che crede all’innovazione senza permesso, quella che cambia le cose nonostante tutto attorno remi contro il cambiamento. Dopo aver trascorso 20 anni in Parlamento e 10 alla Provincia, Nardone ha dato vita a “Futuridea”, un’associazione che riunisce esperti interessati all’innovazione utile e sostenibile in molti campi come sicurezza e legalità; ICT e soft computing per bioinformatica e nanotecnologie; spazio e osservazione della terra; ambiente e territorio; eco-energia; biotecnologie, biodiversità ed alimentazione; comunicazione e nuovi media; tecnologia e disabilità; nuove tecnologie e sicurezza sul lavoro; ambienti virtuali e aumentati; bioetica. Un lungo di confronto e di ideazione per dare a tutti, specialmente ai giovani cervelli del Sud, la possibilità di provarci, di costruire il proprio sogno, di diventare startupper. L’obiettivo è fare squadra, creare una rete di innovatori, migliorare le cose, un pezzetto alla volta.

“L’idea della nostra associazione – ha raccontato Nardone – prende corpo nel 2008 a seguito del rapporto dell’Ocse che evidenziava gli enormi ritardi accumulati dall’Italia nell’uso della conoscenza utile che potrebbe essere applicata o integrata. Nel frattempo, ci siamo accorti che è avvenuta una modifica sostanziale nelle procedure dell’innovazione. Non ha più futuro il modello Schumpeter che puntava tutto sull’imitazione dell’innovatore di punta. Oggi l’innovazione è legata al tema dell’originalità e la competitività non si gioca più sull’imitazione che è destinata a essere subalterna. Volevamo colmare, infine, il ritardo nell’adozione dell’innovazione nel Mezzogiorno. Su questo c’è tutt’ora una vera e propria emergenza.” Futuridea è iscritta all’anagrafe del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica e si è dotata di un Comitato scientifico interdisciplinare per creare sinergia tra le diverse innovazioni che vengono prodotte in questo laboratorio delle idee. “Noi ci occupiamo non di tecnologia e innovazione in genere – ha precisato Nardone – ma facciamo una selezione delle innovazioni che possono dare più sostenibilità allo sviluppo e contemporaneamente più competitività”.

Per questo l’associazione ha siglato convenzioni con l’Università degli studi del Sannio e con il Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) per un’attività di studio sulla qualità del suolo e sui rischi della sua desertificazione ed anche sulla riconversione dell’energia da combustibile fossile in rinnovabile. Con l’Enea si sta lavorando invece ad una metodologia di prototipazione virtuale integrata con altre tecnologie di realtà alimentata. C’è già un’azienda di giovani talenti beneventani che è impegnata su questo campo ed è la Spin Vector. Nel corso degli anni, inoltre, sono stati realizzati prototipi, direttamente o indirettamente, creando una piccola rete di soggetti innovatori orgogliosi di trasferire nell’attività imprenditoriale qualche idea progettuale, delle innovazioni particolarmente promettenti. Quattro Gruppi di Azione Locale (GAL) del Molise hanno chiesto recentemente il supporto di Futuridea per la costruzione di piccoli laboratori di supporto territoriale dell’innovazione in cui si punta da una parte a selezionare i giovani talenti e dall’altra a creare condizioni produttive. Nel cassetto dei sogni, infine, c’è il progetto “MELA” un grande polo di ricerca diretto dal prof. Antonio Iavarone, che si occupi di nanotecnologia e biotecnologia.

“Anche nelle istituzioni serve una nuova cultura dell’innovazione. C’è bisogno di una connessione più finalizzata con il territorio e con le esigenze di sviluppo”, ha osservato Nardone. “Quello dell’innovazione è un processo ineluttabile perché è una leva strategica per i sistemi urbani da rigenerare. Il punto più debole della crisi attuale è che c’è poca attenzione alla ricerca delle soluzioni. Basterebbe davvero poco per invertire la tendenza: si tratta, ad esempio, di riconvertire la gran parte della spesa che attualmente non produce sviluppo, né qualità né occupazione”. Una distanza che a Benevento si sta finalmente colmando anche grazie alla creazione del Centro Studi che la Provincia ha lanciato in cooperazione con la locale Università. Un centro di trasferimento delle innovazioni ed un punto di riferimento per il sistema produttivo locale dove 15 giovani ricercatori, coordinati dal prof. Ettore Varricchio, studiano, sempre presso il Musa, settori strategici per lo sviluppo del Sannio a partire dall’ambiente, dall’agro-alimentare, alla zootecnia e alla biotecnologia. Sono state prodotte 35 tesi di laurea e pubblicati circa 30 lavori (dal 2009) su riviste specializzate internazionali. “Il Centro Studi – ha dichiarato Varricchio – è un centro di trasferimento di ricerca applicata, studia nuovi processi produttivi per migliorare la qualità del prodotto anche quella funzionale nell’ottica di salvaguardia ambientale perché oggi non possiamo più permetterci di produrre inquinando”. Un’esperienza positiva che emerge anche dalle parole di Vittoria Lombardi, borsista 27enne: “E’ questa una grande opportunità che ti permette di fare ricerca, di avere esperienze con le aziende, di osservare i sistemi produttivi. Tutto ciò rappresenta un modo diverso per avere il massimo e interagire con le aziende”.

Impresa & Business – n. 3 mag-giu 2013

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